In ginocchio

 

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“Procumbe viator. Hic pretium tuae redemptionis adora.”

Inginocchiati viaggiatore, adora qui il prezzo della tua redenzione. Traduco la scritta sul pavimento al centro del transetto nella chiesa di S.Andrea a Mantova, architettura di Leon Battista Alberti. Tutto intorno, una balaustra ottagonale, due piccoli gradini.

Sotto il pavimento, nella cripta della chiesa, ci sarebbe infatti una preziosissima reliquia: terra del Golgota ancora intrisa del sangue di Cristo, terra raccolta sul posto nientemeno che da Longino, il soldato che colpì con la lancia il costato di Cristo agonizzante sulla croce.

Ci credi? Non ci credi? Ti piace raccontare la storia di Longino ai bambini, ma tu non credi più a niente, eh? O, meglio, da quando non credi più a Gesù Cristo credi a tutto il resto…

Però… ogni tanto, ancora, qualcosina ti stimola…

Procumbe, inginocchiati! Ecco cos’ è quella balaustra ottagonale! Un inginocchiatoio!

E chi l’ha mai visto un inginocchiatoio? Ottagonale, poi… perchè?

Inginocchiarsi? Io? Ah, no! Giammai! Troppo umiliante, riconoscere qualcuno, qualcosa, di fronte a cui chinare il corpo, il capo, in degno di deferenza.

Piegare le ginocchia è testimoniare che io non sono Dio.

E perchè? Chi lo dice? Tu? Sei tu, Dio? Se sei tu, non sono io…. E chi sei tu?

No che non mi inginocchio, anzi, sai che ti dico? Qui nessuno si inginocchia davanti a nessuno: anzi, faccio sparire anche la stessa parolina (procumbe) dalla traduzione che metto a beneficio (si fa per dire) dei turisti.

La salto proprio, inizio a tradurre dal “tu che passi”…

Lascio un più generico adora, anche perchè su quel verbo è veramente difficile  glissare. Adora suona benino. Procumbe è inascoltabile, non adatto ai tempi, evitiamo gli imperativi, please. Di questo genere, poi.

Altro che ” nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi…”.

Qui tutti in piedi, tutti vocianti, tutti distratti a farsi raccontare le favolette.

E a perdere il senso di quello che si vede.

 

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Forsenontuttisannoche…

 

 

 

Ecco, io ormai faccio Samizdat “OFF” line, e il mio (poco) tempo libero lo riverso qui;  quindi per cominciare  mi scuso con tutti gli amici di Samizdatonline che sfrutto come un paguro bernardo (guarda caso detto “l’eremita”).

Quando però mi imbatto in qualche notiziola trascurata dai grandi canali di informazione, mi prudono i polpastrelli e mi ricordo della sopita vocazione di fare un po’ di sano Samizdat.

Sto pensando a notizie come queste:

(1) E poi dicono che la gravidanza non è una malattia

(2) Quando è lo stato a fare strage di innocenti

(3) Quando l’orco è musulmano

(4) Sterlizzazioni forzate in Perù, con il plauso delle femministe

(5) c’è un tempo per seminare (a) e (b)

Mi piace pensare che sia già qualcosa farle girare, e che ogni mio commento sarebbe “inchiostro” sprecato

Il sinodo e il treno

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C’è poco da fare: siamo su un treno che fila dritto verso il mare.

Binario unico. Capolinea? Il mare, cioè dentro il mare.

I passeggeri appaiono tranquilli, rilassati direi. Tutti seduti, composti.

Alcuni guardanio nella direzione di marcia, e già pregustano la spiaggia, le onde.

Non sembrano capire che il capolinea è molto al largo.

Altri sono seduti di fronte a loro, e guardano in direzione opposta, verso le montagne. Nostalgia? 

Qualcuno di questi ultimi è pure vestito quasi tutto di nero.

Io però non amo il mare. Anzi, vorrei andare in montagna.

Così cammino da un vagone all’altro, spostandomi, a piedi, sul treno, in direzione opposta a quella in cui sta correndo il convoglio.

Chi mi vede mi dà del matto, forse perchè ho sulle spalle lo zaino e gli scarponi ai piedi.

Però non sono l’unico. Altri, come me, fanno il mio stesso cammino.

Non siamo illusi, lo sappiamo benissimo che il nostro andare è patetico.

Ma ci piace così. Lo troviamo …   giusto.

E poi, sai cosa ti dico?

Noi siamo convinti che quando arriveremo al mare, proprio di fronte alle onde che sembreranno sul punto di inghiottirci e farci annegare…

il mare si spalancherà, e noi passeremo a piedi asciutti dall’altra parte, dove ci aspetteranno altre montage inesplorate, da conquistare con dolcissima fatica.

Non è sempre stato così?

E allora resistiamo alla tentazione di scendere alla prossima fermata.

Il capotreno è uno che la sa lunga.

Non so voi, ma io sono nei guai

Guai grossi, guai che si direbbe: “non fate l’onda”.

Quando si dice “toccato il fondo? comincia a scavare!”

E io che non ci volevo credere e mi dicevo: è una bufala, una delle tante. E invece no! Hanno Abbiamo recepito, hanno abbiamo decretato, è sulla Gazzetta Ufficiale; insomma: è vero, porca l’oca!

E adesso come faccio con le mie bimbe del Piccolo Coro? Chi glielo dice che non ho il certificato anti-pedofilia in regola (nè – per inciso – ho intenzione alcuna di farlo? Ogni sei mesi, poi…)

E come? Come potrò mettere un catetere vescicale ad uno dei (tanti) piccoli, neonati e infanti che sto anestetizzando per un intervento chirurgico al cuore?

“Ehi, tu! giù le mani da quel pistolino!”

15 mila euro di multa al datore di lavoro? Ma quello mi licenzia se gli faccio un casino del genere!

E poi, non ultimo: chi lo dice a mia moglie che le scolaresche in visita al suo frantoio per olive da oggi la garderanno con il sopracciglio curvo? ” Perchè questa ci fa assaggiare le bruschette con l’olio d’oliva? Che secondi fini ha? Cosa intende quando dice extra-vergine?”

Ommioddio…

Ho Scritto alla Bussola

Gentilissima Redazione,
sono un medico veronese, vostro affezionato lettore.
Faccio quel che posso sul fronte pro-life, dentro e soprattutto fuori dal web, confrontandomi in conferenze pressoché mensili con decine di giovani.
Non so dirvi quanto ho apprezzato l’articolo a firma Carbone-Puccetti del 23 Febbraio scorso: Mondo pro-vita: punti fermi e strategie chiare.
L’ho letto e riletto, l’ho stampato e ne ho diffuso il link per quanto nelle mie possibilità.
L’articolo brilla per chiarezza e lucidità e mette finalmente sul tappeto la vera posta in gioco, i veri obiettivi e le più realistiche strategie per combattere la piaga dell’aborto.
Ne condivido ogni parola (o quasi… ehm… chi è Guido da Lusignano?), ne sentivo la mancanza.
La mia pur limitatissima e parziale esperienza personale mi indica infatti  come sia davvero questa una delle piaghe aperte nel mondo antiabortista: un acre dibattito, per di più a mio parere sterile e inconcludente, tra chi combatte l’aborto lancia in resta, cavaliere senza macchia e senza paura, rifiutando sdegnato ogni compromesso, e chi combatte lo stesso aborto insinuandosi nelle pieghe della politica e degli articoli della legge, sporcandosi le mani nel tentativo di salvare, oggi, qui e ora, anche una sola vita innocente.
Un dibattito che sempre mi ricorda i capponi che Renzo portava all’azzeccagarbugli, impegnatissimi a beccarsi l’un contro l’altro mentre, legati per le zampe, vengono condotti a loro insaputa verso la pentola.
Ci voleva dunque, ci voleva proprio un articolo come quello di Carbone e Puccetti, anche per superare lo sconcerto creato da precedenti articoli pubblicati dalla stessa Bussola (Cara Morresi, la Legge 40 non è un male “minore di Giovanna Arcuri, e Legge 40, difesa e attacco di Assuntina Morresi e Riccardo Cascioli ), che mi avevano per la verità un tantino intristito e confuso.
E, come me, credo anche molti altri semplici cattolici, che vedevano contrapporre sulle pagine della “loro” Bussola il parere di Avvenire e di Assuntina Morresi a quello di Arcuri e addirittura di Cascioli, quasi fossero persone schierate su fronti opposti. Perché tutto questo fuoco amico nei confronti di Morresi? Fosse per me la vorrei vedere in Parlamento, a difendere i valori della vita con la forza combattiva che le appartiene, guadagnandosi terreno palmo a palmo nel duro confronto con forze preponderanti e ostili.

Carbone e Puccetti, da par loro, fanno chiarezza una volta per tutte (almeno mi auguro), quantomeno per me, sposando le tesi della Morresi e affiancandole a quelle di Arcuri e Cascioli restituiscono i giusti connotati a una buona battaglia, da combattere su più fronti, contro un nemico comune, con le armi che ognuno si trova a disposizione: lotta senza quartiere e senza distrazioni all’abortismo libertario e ricerca ostinata e senza tentennamenti della promozione di quanto (sia pur poco) di umanitario esiste nelle pieghe della legge, secondo l’etica di sant’Alfonso, gran mangiatore di carciofi, a quanto pare (;-).

Marcia per la vita 2013

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La faccio breve: io ci vado. E ci porto la famiglia, pure.

Per cui, ci vediamo lì, no?

Sarò quello con la maglietta giusta, e il cappellino, pure, se ci sarà. 

Impossibile non riconoscermi.

Dimenticavo: leggetevi questo.  Non scherzate, pigroni, …  e cliccate almeno su ‘sto link.

Ci vediamo là.

Ci Alzeremo

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Mi sto preparando alla conferenza do domani sera. Come? Leggendo cose così…

 

 

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata.

Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita.

Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata.

Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso

o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione,

e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio.

Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano

e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale.

Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche

e riaffermeremo che la famiglia è necessaria

non solo per il bene dell individuo, ma anche per quello della società.

Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli,

per dissipare le risorse naturali e l’energia

e per negare i bisogni fondamentali alle persone,

e reclameremo giustizia.

Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti

vengono abbandonati in solitudine

e proclameremo che essi sono degni di amore,

di cura e di rispetto.

 

Giovanni Paolo II

“Uno di noi” a Grezzana

 

 

Già che ci siamo, segnatevi sull’agenda anche questo appuntamento.

Qui a Grezzana, nel Teatro parrocchiale, giovedì 2 Maggio, alle 20.45,

tavola rotonda per far conoscere l’iniziativa

UNO DI NOI

perchè l’Europa riconosca la dignità, il diritto alla vita e alla integrità ad ogni essere umano sin dal concepimento.

Interverranno

Mons. Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca Capitolare e direttore dell’ufficio comunicazione della diocesi,

Avv. Lorenzo Zampini (insigne giurista e amico)

Dott. Dal Corso Bruno (alias V&M)

 

Sì, insomma, poi non lamentatevi che trascuro il blog…

 

Con Dante nell’anno della fede

Alighieri2

 

Dante e la Divina Commedia come grimaldello per entrare nell’anno della fede voluto da papa Benedetto. Chi ci avrebbe pensato se non noi del gruppo Famiglie Insieme?

E poi abbiamo le professionalità giuste per entrare a gamba tesa in questi argomenti. Uno come il prof. Giorgio Biasi, francamente, non si discute. Come dite? Non lo conoscete? Volete dirmi che vi siete persi il primo appuntamento di giovedì scorso: “Paolo e Francesca: la fede spezzata” ?

Beh, ma allora non potete mancare i prossimi appuntamenti:

9 Maggio 2013: la fede nei valori: arrogante in Ulisse, eroica in Catone

16 Maggio 2013: la fede sapientemente umile: san Francesco

23 Maggio 2013: l’esame della fede di san Pietro… e nostro

 

E poi…  in fondo, nell’angolino testi e immagini, ci sarò anch’io…