Sesso, vita, armadietto – slides 25, 30 -

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Quando inizia la gravidanza?

Uh uuuhhh! La domanda è pepata, è come dire: quando inizia la vita? I pareri discordi. Alcuni tra voi indicano il concepimento, altri il momento dell’annidamento. I più generosi mettono crocette sia qui che là: eh no! Troppo facile! E’ chiaro che sono momenti diversi, e anche luoghi diversi.

Sì, perché tanto per cominciare il concepimento avviene qui, nella parte finale della tuba uterina, mentre l’annidamento si riferisce al posizionarsi dell’ovulo fecondato in via di sviluppo all’interno del corpo dell’utero.

Iniziamo dal concepimento.

Date un’occhiata a questa straordinaria immagine al microscopio elettronico di un ovocita adagiato entro la tuba uterina. E’ lì, non ha alcuna intenzione di muoversi. Aspetta. Magari si fa vivo qualche spermatozoo. Ed in effetti… eccoli! I sopravvissuti arrivano a destinazione. Sono circa l’1% di quelli che erano al nastro di partenza, e quindi rimangono ancora un bel numero.

Hanno trovato la loro destinazione, la avvolgono, la circondano, cercano un ingresso. Un po’ come se fossero giunti di fronte ad una piramide mai prima violata: sanno che ch’è un tesoro all’interno, ma la piramide… non ha porte! Ma un predone Che si rispetti sa esattamente cosa fare: un buco!

E anche il nostro spermatozoo più intraprendente non sta a badare per il sottile: attraverso un processo enzimatico (detto capacitazione) buca letteralmente la superficie dell’ovocita e spinge dentro la testa. Subito dopo la “teca” si richiude, tanto presto che nemmeno la coda di quello stesso spermatozoo riesce ad entrare.

L’ovocita, da subito, diviene impermeabile a qualunque altro ingresso. Ha già al suo interno i 46 cromosomi che caratterizzano la sua specie, 23 suoi e 23 portati dal nuovo arrivato. Se un secondo spermatozoo portasse altri cromosomi, sarebbe la fine. Non ci sarebbe futuro alcuno: pensate che un solo cromosoma in più, il numero 21 è responsabile di quella che tutti conosciamo come sindrome di Down. 23 cromosomi in eccesso non sarebbero mai possibili.

Sta di fatto che quando lo spermatozoo entra nell’ovocita scatta una serie di fenomeni: l’onda calcio che impedisce l’ingresso di altri gameti maschili, l’espulsione del secondo globulo polare, la formazione del citoscheletro, l’inizio della marcia di avvicinamento dei cromosomi maschili e femminili.  Inizia la moltiplicazione e la specializzazione delle cellule. Queste sono le attività tipiche di un essere vivente, che, dice il British Medical Journal, è”è manager di sé stesso”.

Siamo di fronte ad un embrione unicellulare. Certo, potremo chiamarlo in mille altri modi, ovocita fecondato, ootide, e via discettando, ma preferiamo chiamarlo embrione unicellulare, o anche zigote, perché questo è il termine che usano i testi di embriologia su cui studiano gli studenti di tutto il mondo (S.F. Gilbert: Developmental Biology. “Fertilization: Beginning a new organism”. Concepimento: l’inizio di un nuovo organismo, quando i due gameti si fondono insieme).

E si accordano a questa definizione di inizio della vita anche i grandi dizionari, concordi nel ritenere che la gravidanza inizi al concepimento.

Si apre un mondo. Avete dato un’occhiata alla luna, stasera, venendo qui? Ci pensate mai che ci sono 380mila km tra noi e la luna? E 150 milioni di km per il sole? E quarantamilaseicentoottantunomiliardiquattrocentoquarantamilioni di Km per raggiungere la stella più vicina, dopo il sole? E che io stesso per venire qui stasera ho dovuto prendere la macchina e guidare per mezz’ora, perché altrimenti a piedi dovevo partire l’altro ieri?

Siamo immersi nell’infinitamente grande, eppure siamo qui a parlare dell’infinitamente piccolo: un affarino che sta comodo comodo nella cruna di un ago. Un essere umano fatto da una sola cellula.

Riavvolgete il film della vostra vita e vi vedrete nel grembo di vostra madre, sempre più piccoli. Rendetevene conto: tutti noi siamo stati composti da una sola cellula. La vogliamo chiamare essere umano? E come, sennò? Ha un patrimonio genetico unico, praticamente irripetibile; ha un cromosoma che la identifica già come maschile o femminile.

Fosse per me la potremo chiamare Gianni o Laura o Chiara o Stefano o Buddha, o Hitler o Gesù Cristo.

Ma c’è un ma.

Il concepimento è avvenuto, ma nessuno lo sa. Voglio dire che nessuno ne ha le prove, niente sintomi, niente segni.

Vado in farmacia, compro il test di gravidanza, ed è negativo; faccio gli esami del sangue: niente; vado dal ginecologo, gli dico di guardare con l’ecografia e quello si mette a ridere: troppo presto.

Oltre a ciò c’è che siamo fuori dall’utero, qui nella tuba non c’è spazio per crescere, ci si deve spostare, pena una gravidanza extra-uterina. Si deve tornare indietro, fin nel corpo dell’utero, ripercorrendo la tuba uterina a ritroso, molto lentamente. E’ un “viaggetto” che può durare una o due settimane, durante le quali prosegue il processo di moltiplicazione, zigote, morula, blastula, blastocisti…

Solo a questo stadio, e solo nell’utero c’è una ragionevole speranza che il nostro piccolo embrione possa trovare nutrimento, e crescere adeguatamente. L’embrione si annida, cioè si attacca saldamente alla superficie interna dell’utero e inizia la formazione della placenta, che ne assicurerà il nutrimento.

Ora sì che posso avere un certo patema nel guardare un test di gravidanza, ora sì che posso andare dal ginecologo e chiedergli di cercare una camera gestazionale! Ora, in altre parole, ho le prove!

Ho le prove che la gravidanza è iniziata una o due settimane fa.

Troppo comodo cavarsela come fa l’OMS e dare per scontato che la gravidanza inizia con l’annidamento.

Non ci sarebbe alcun annidamento senza un concepimento. Ma questo assunto OMS, come vedremo, fa comodo, specie se si parla di contraccezione d’emergenza.

Sta di fatto che il nostro embrione unicellulare, lasciato in pace, se ne va moltiplicando le proprie cellule e differenziando i propri tessuti e definendo i propri organi. Entro 90 giorni sarà possibile contare fino a duecento tipi di tessuto diversi e possiamo riconoscere che la formazione degli organi è pressoché conclusa.

Non possiamo chiamarlo ancora embrione, e lo chiamiamo feto. Mi verrebbe tanta voglia di chiamarlo bambino non ancora nato, sarà che gli somiglia parecchio, anche se sta nel palmo di una mano.

Persona? Questo è un altro paio di maniche, un altro capitolo.

La Chiesa è arrivata a dire che sin dal concepimento questo “agglomerato di cellule” come lo chiama qualcuno, ha la dignità di una persona. Lo stato dev’essere d’accordo fino a un certo punto, perché permette, con legge 194/1978,  entro il termine di 90 giorni, di eliminarlo con un aborto volontario, sempre che ci siano seri pericoli per la salute psicofisica della madre. Dopo il 90° giorno i pericoli dovranno essere invece gravi, anche se nessuno mi ha mai chiarito bene la differenza.

 

(to be continued)

La parabola della farfalla

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Lo so, dovevo parlarne prima, prima che ne parlasse Socci, prima che ne si facesse un editoriale di SOL, prima e basta.

Poi ne parlarono un po’ tutti e lasciai il progetto nel cassetto (quasi vuoto) delle cose da fare.

Cos’altro potevo dire che già non fosse stato detto?

Succede però che mi chiamino a parlare di “Manipolazione della vita, aborto, contraccezione d’emergenza: giù le mani dalla vita” in una vicaria della provincia.

Ah, non chiedetemi perché chiamano me!

Sta di fatto che accetto e, al solito, mi metto a buttar giù slides su slides, e poi storie su storie.

Un centinaio e più di slides. Del resto, mi dicono che devo parlare un’ora e mezza.

Penso: questi li addormento tutti (sono o no anestesista?).

In effetti le probabilità di non “bucare”, di non far presa sull’assemblea (un centinaio di giovani), di volare sopra le loro teste sciorinando numeri e trotterellando sul web sono altissime.

E va da sé che 48 ore prima dell’appuntamento il Pc va in crash e solo il tempestivo pronto soccorso del buon Paolo (mio pressochè unico lettore) mi salva computer e chiappe…

Mi viene però un’idea: e se puntassi tutto sulla “farfalla”?

Mica su quella di Belen (che ancora doveva comparire): “il mio è uno spettacolo diverso” mi vien da dire oggi.

Basterà tagliare con la scure tanti discorsi superflui e puntare sulla “farfalla”, mi dico.

La farfalla a cui ricorro è tutta nel video che segue, tutto da gustare.

Poi cercherò di spiegare ai ragazzi cosa ho visto io in questo “corto” assolutamente meraviglioso.

Ecco.

Queste sono le storie di cui abbiamo bisogno, di questo voglio sentir parlare, non solo di spread e tassi di interesse sul debito.

Perché dico subito che, secondo me, questa è una parabola.

Sì, una parabola, né più né meno di quelle del buon samaritano o della pecora smarrita.

Una parabola moderna, si capisce, mica è sacra scrittura.

Però parla di Gesù.

Chi altri sarebbe sennò questo Signor Mèndez? Questo misterioso e simpatico gestore del “Butterfly Circus”?

Lo capisco quando si toglie l’inseparabile cappello a tuba per mettersi in ginocchio di fronte a Will, “un uomo, se così lo si può chiamare, a cui Dio stesso ha voltato le spalle”. Mendez non volta le spalle, si inginocchia e guarda Will negli occhi.

Lo capisco quando gli dice “sei magnifico”, parole che Will non può capire, non può accettare, e che innescano la sua reazione violenta: uno sputo in faccia a Mèndez. Cosa abbiamo capito noi delle parole di Gesù, come lo abbiamo ricambiato?

Lo capisco perché Mèndez, anziché contrattaccare, perdona. Perdona subito, perdona senza condizioni, e anzi, addirittura lo chiama “”amico”, gli chiede scusa e dice “colpa mia: mi sono avvicinato troppo”.

Mi sono avvicinato troppo? Strepitosa metafora di un Dio che si fa uomo, che guarda in faccia la sua sofferenza, che perdona il suo peccato, il suo odio verso la vita, perdona il suo rifiuto, perdona il suo non capire così… umano.

E’ il perdono la molla che spinge Will sul camion dei circensi, è il perdono il tratto distintivo del cristianesimo.

Non c’è pace senza giustizia dice il mondo, ammalato di guerra.

Non c’è giustizia senza perdono, aggiunge Gesù.

Will va con i circensi, e Mendèz subito lo avverte: resta fin che vuoi ma non come fenomeno da baraccone: “io dirigo un altro tipo di spettacolo”.

Uno spettacolo nel quale gli attori siamo tutti noi, tutta una umanità a vario titolo sofferente, un’umanità che Gesù cerca per redimere.

Gorge, un energumeno, muta la violenza in grazia, Poppy, l’anziano messo da parte che torna protagonista, una ballerina da un dollaro che ritrova eleganza e grazia.

E’ un circo di redenti, di persone perdute e ritrovate, di bruchi divenuti farfalle. di persone, mi verrebbe da dire, morte e risorte grazie a Mèndez, grazie a Gesù. E’ un paradiso, nel quale ognuno può essere felice di essere se stesso.

Ma Will? Come può farcela Will?

Mendèz lo sa: credendoci! Con una fede che dev’essere necessariamente fede nella vita, fede in sé stesso e nelle sue possibilità di farcela. Perché “più grande è la lotta, più glorioso è il trionfo”.

Visitate il sito dell’attore Nick Vujicic (alias Will) e capirete il senso di queste parole.

Però attenzione.

Non esiste resurrezione senza morte, non esiste traguardo che non comporti sofferenza. Il bruco sparisce nel bozzolo del bambino, nei pressi dello stagno.

E anche Will si troverà nuovamente sofferente e solo. Mèndez gli passerà accanto ma sembrerà ignorarlo, sordo alle sue richieste di miracolo.

Miracolo che comunque avviene, e avviene nell’acqua, simbolo di purificazione, memoria dell’ingresso in una vita nuova.

E il miracolo trasforma “un uomo, se così lo si può chiamare, a cui Dio stesso ha voltato le spalle” in “un’anima coraggiosissima”, capace di “imbrogliare la morte”, in una farfalla che “ha qualcosa da dire” a chi ancora è bruco come era lui.

La farfalla può volare, ora.

E Mèndez? Se ne va, ciondolando in ricerca di altre storie, di altri bruchi ansiosi di diventare farfalla, per portare al mondo “ciò di cui ha bisogno: un po’ di stupore”.

 

Sesso, vita, armadietto – slides 17, 24 –

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Ecco, vediamo cosa avete risposto a questa domanda: due persone fertili che fanno l’amore in un giorno “adatto” al concepimento… quali sono le probabilità di avere effettivamente una gravidanza?

Mmmhh… quasi tutti avete puntato al 50%… Vedremo insieme che non è così, che la percentuale corretta si aggira intorno al 20-25%.

Viene da chiedersi perché. Perché uno+uno non fa due?

Di primo acchito mi verrebbe da pensare: diamine! Non sono io, non siamo noi i padroni della vita! Questa cosa la gestiamo solo in minima parte ma non dipende tutto e solo dalla nostra volontà.

Già. Ma come mai?

Una prima difficoltà è dovuta al fatto che spermatozoi e ovociti si devono incontrare mentre sono entrambi vitali. Ma quanto può vivere un ovocita? Ne avete idea?

Più o meno vive quanto una farfalla: 24 ore. E’ però complicato individuare quali sono queste 24 ore: ci vuole un ginecologo che ripeta ecografie in serie per essere ragionevolmente sicuri del momento della ovulazione. E’ meglio che l’ovocita pensi di andare col primo che passa, che la vita è breve! Se non passa nessuno, via! l’ovocita muore e  non succede niente.

E lo spermatozoo? Quanto vive? Più o meno vivrà un giorno anche lui, no? Vedremo invece che in qualche circostanza ci sono spermatozoi che arrivano a vivere anche 72 ore.

Quindi un rapporto sessuale il lunedì può innescare una gravidanza anche giovedì.

Ma, pur se difficilmente individuabili, sono pochi i giorni effettivamente fecondi per la coppia in un mese.

E poi, altra difficoltà, si concepisce attraverso un rapporto sessuale.

Ecco, io qui vi volevo mettere l’immagine di un bel rapporto sessuale, una bella foto di un uomo e una donna che fanno l’amore.

E immancabilmente mi sono frenato. Mi hanno insegnato a pensare che questa è pornografia. Il mio cervello è ormai tarato al punto da pensare che un uomo e una donna che si amano, che hanno un vertice fisico di unione in un rapporto sessuale completo, sia pornografia. Che scippo! Che furto, che perdita! Il momento bellissimo dell’amplesso, il momento in cui posso guardare mia moglie negli occhi e dirle: ti amo per quello che sei e non per quello che fai, il momento in cui io e lei diventiamo una carne sola, come può essere pornografico?

Due esseri umani che si guardano negli occhi, in questo momento, a differenza di ogni altro animale…

C’è un filosofo che descrive questa situazione come si trattasse di un “animale con due schiene”: che bello!

Comunque sia, mi sono limitato a mettere uno schema di quello che succede dal punto di vista genitale. Il pene eretto del maschio penetra sul fondo della vagina e lì deposita il suo carico di spermatozoi.

E si potrebbe pensare che quello fosse il posto migliore per loro, o quanto meno il posto più vicino al loro obiettivo finale.

E invece no: è come se gli spermatozoi precipitassero nell’acido muriatico. Il pH del fornice vaginale è talmente basso che la loro sopravvivenza è assolutamente a rischio. Nella migliore delle ipotesi lascia vivo il fornice vaginale solo il 2% degli spermatozoi.

Una strage! Mi viene spontaneo pensare allo sbarco in Normandia. Avete presente il film “Salvate il soldato Ryan”? Arrivano sulla Omaha Bay, tirano giù le paratie e… ta-ta-ta-ta- ta! Tutti morti! Prima di cominciare! Echhediamine! Non vale!

D’accordo, è un paragone che fa sorridere, però mi piace ricordare che anche questi coraggiosi soldati, in qualche modo, ci hanno dato la vita, o almeno una qualità di vita ben diversa da quella che ci prometteva il nazionalsocialismo.

Insomma: è un suicidio collettivo? Guardate bene, perché c’è qualcuno di questi gameti che pensa che no, oggi non è un buon giorno per morire, e decide che è meglio “suicidare” il suo vicino.

Se vuole sopravvivere, però, ha una sola via di fuga: la bocca dell’utero.

Si dà il caso, però, che la bocca sia chiusa, per tre settimane su quattro, più o meno. E quindi non c’è scampo per nessuno, in questi giorni tutti gli spermatozoi muoiono qui, sul fondo della vagina.

Per pochi giorni in un mese, però, le maglie della difesa sono allentate e i gameti maschili riescono ad intrufolarsi e passare oltre, salendo nel collo dell’utero.

Cosa determina apertura e chiusura del passaggio? Si tratta della qualità del muco cervicale, prodotto da ghiandole presenti nel collo dell’utero.

Come il muco che produce il mio naso cambia di qualità a seconda che io abbia il raffreddore o l’influenza, così cambia anche fisiologicamente la qualità del muco che scende dalle ghiandole fel collo uterino e si affaccia sui genitali esterni femminili. Ogni donna sa che per qualche giorno questo muco è trasparente, filante, a chiara d’uovo, mentre per lo più rimane denso, grumoso, appiccicaticcio.

Il muco filante, estrogenico,  è fertile (muco filante, pericolo costante!), il muco denso, nel periodo progestinico,  è sterile, nessuno spermatozoo lo attraversa.

Seguiamo il percorso del 2% degli spermatozoi che risalgono entro il collo dell’utero.

Qualcuno di loro prosegue diritto verso l’obiettivo finale, ansioso di arrivare primo. Però può essere che arrivi alla meta e non trovi alcun ovocita; senza riserve energetiche questo gamete morirà. Altri suoi concorrenti possono invece stazionare per 24-48 ore entro le camere mucipare del collo uterino, quasi sostassero per la notte in un motel nell’attesa di fare una “partenza intelligente” l’indomani. Sono questi i gameti maschili che sopravvivono anche 72 ore.

In ogni caso, arrivati entro il corpo dell’utero, gli spermatozoi sopravvissuti dovranno dirigersi a destra o a sinistra, entro le tube, verso uno dei due ovai. Ma l’ovocita è presente solo da un lato, e il numero degli spermatozoi che ha qualche chance di successo si riduce ulteriormente.

Capite bene che il numero di quelli che riescono ad imboccare la tuba giusta e arrivano in vista dell’ovocita è decisamente diminuito, rispetto alle premesse e quindi forse ora trovate più logico pensare che le percentuali di successo finale siano decisamente ridotte.

Per inciso, uno studio su 1239 coppie dello Utah ha dimostrato che cercare una gravidanza nei giorni identificati più adatti secondo l’analisi di segni e sintomi fisiologici, prevede un successo del 25% dei casi, mentre nello stesso periodo metodi di fecondazione in vitro non arrivavano oltre il 20%. Già: la natura offre ancora risultati migliori rispetto alla tecnoscienza, che delude quatto coppie su cinque, rimandandole a casa col portafogli vuoto e il cuore gonfio di amarezza.

No credete alle sirene, spesso tradiscono.

(to be continued)

La casta, i casti

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Quante caste!

Politici, notai, avvocati, banchieri, giornalisti, medici, farmacisti, negozianti, insegnanti, tassisti, camionisti… Ognuno a far sapere che lei-non-sa-chi-sono-io, a rivendicare la difesa dei propri diritti (che qualcuno chiama privilegi), a minacciare, Russel Crowe de noantri, “faremo scoppiare l’inferno“.

E allora, fatevi dare un suggerimento: una di queste sere, anzichè sorbirvi i modellini di Vespa, le interviste sul ginocchio sinistro di Fazio, la morale “sliding doors” di Lerner o i pannelli 50sì/50no dei vari Pagnoncelli, state a sentire questi due ragazzi americani.

Sarà tempo speso bene

Sesso, vita, armadietto – slides 11, 16 -

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La fertilità maschile è semplice, direi banale: ad un certo punto si inizia a produrre spermatozoi e no si smette più, per molti anni. Punto.

La femmina invece, lo sappiamo, ha una fertilità regolata da “cicli” che la rendono fertile solo in alcuni giorni del mese, quando è possibile fecondare l’ovocita.

Ma come nasce un ovocita?

Spostiamo la nostra attenzione dentro il nostro cervello, dentro questa cassaforte ossea che lo protegge. Notiamo la presenza sulla base del cranio di una seconda cassaforte ossea, la sella turcica, così detta. Una cassaforte dentro una cassaforte! Dovrà contenere qualcosa di prezioso, presumiamo. E infatti è lì che risiede l’ipofisi, una della ghiandole più importanti del nostro corpo, capace di regolare una miriade di funzioni fisiologiche.

Noi seguiamo quello che succede circa la sfera sessuale: ad un certo punto è come se nel cervello umano si accendesse una lampadina che mette in gioco nuova energia: il corpo si trasforma, spuntano i peli pubici, cambiano le dimensioni dei genitali esterni, cambiano le masse muscolari, cresce il seno femminile, cambia il tono della voce… Si ha lo sviluppo puberale, in età variabili sia per situazione culturale che per area geografica.

Maschi e femmine diventano fertili, possono produrre gameti, ovociti o spermatozoi.

Questa “lampadina” deve ancora accendersi in mia figlia, mentre si è già spenta – bruciata?- in mia madre.

E’ l’ipofisi che manda ai vari organi le “istruzioni” su come si devono comportare in questa fase e in particolare informa ovaie e testicoli che è ora di mettersi al lavoro.

I testicoli lavoreranno senza posa, le ovaie ciclicamente.

Immaginiamo l’ovaio come un condominio sulla spiaggia, di fronte al mare.

Lo ha progettato un architetto un tantino esuberante, tanto che alla nascita, all’inaugurazione, al taglio del nastro, questo mega-hotel dispone di quarantamila “alloggiamenti”.

Nell’arco della sua vita, però, ne vedrà abitati solo quattrocento, circa, e per giunta con un solo inquilino per volta.

Per quattrocento volte, circa, si ripeterà il ciclo ovarico: l’inquilino, che è poi il futuro ovocita, prende possesso del suo appartamento (il follicolo ovarico) e inizia ad ingrandirlo, dipingendo le pareti di un rosso acceso e continuando ad allargare gli spazi, sempre più irrequieto.

Ad un certo punto la combina grossa: buca la parete “sbagliata” e rompe la superficie stessa dell’ovaio, finendo, per così dire, nel vuoto, o meglio, afferrato dalla parte estrema della tuba uterina.

Qualche volta il fenomeno è accompagnato da un dolorino sordo o anche da qualche goccia di sangue.

La parete rossastra del follicolo ingiallisce, diventa corpo luteo. La stanza viene “murata” e non sarà più abitabile.

In pochi giorni si è punto e a capo e tutto riparte da principio.

Nel periodo che precede l’ovulazione la parete interna del follicolo produce un ormone noto come estrogeno.

La parola vi dice nulla?

Già, gli estrogeni sono quelle sostanze che i culturisti utilizzano per “gonfiare” i propri muscoli, servono appunto a gonfiare, a rendere tutto più soffice più morbido, più coccolone.

Anche l’utero sui ammorbidisce e un procedimento di autopalpazione consentirebbe di toccarne la bocca e sentirla morbida come le mie labbra.

Anche l’umore femminile risente degli estrogeni, che raggiungono un picco proprio prima dell’ovulazione (è allora che mia moglie ha tanta voglia di coccole), per decrescere rapidamente subito dopo (e mia moglie all’improvviso rivolge le sue attenzioni a mobili e pavimenti).

Dopo l’ovulazione gli estrogeni sono al minimo, mentre spicca un ormone prodotto dal corpo luteo: il progesterone.

Pro-gesterone. Favorisce (pro) la gest-azione! E’ l’ormone della gravidanza, l’ormone della accoglienza potremmo dire. Questo fa due cose, presumendo che possa arrivare un “ospite “entro l’utero predispone uno strato sempre più soffice di moquette (la mucosa uterina interna) e “accende il riscaldamento”, elevando di qualche decimo di grado la temperatura basale corporea, specie a livello uterino.

Va da sé che quasi sempre l’attesa è vana. Non arriva nessun ospite. Con i tempi che corrono ne arrivano 1.2 per donna, nel corso di tutta una vita.

Questo vuol dire che posso “spegnere il riscaldamento”, il progesterone praticamente scompare, la mucosa uterina si deteriora rapidamente e se ne esce all’esterno, sotto forma di mestruazione.

Convenzionalmente è questo il giorno di inizio del ciclo mestruale, un giorno facile da identificare e ricordare. E’ invece molto difficile sapere con precisione il giorno della ovulazione.

Il ciclo ricomincia, l’utero si appresterà a ricreare in pochi giorni la tanto accogliente “moquette” e così via.

Qualcuno di voi non ha ancora le idee chiare sulla possibilità che una ovulazione si ripeta nello stesso ciclo ovarico.

E’ possibile che ci siano più ovulazioni?

Certo, altrimenti come li spieghi i gemelli eterozigoti, cioè i gemelli “diversi”?

Se per i gemelli-gemelli (omozigoti) è chiaro che c’è stata una sola cellula uovo fecondata da un solo spermatozoo, e poi, vai a capire perché, verso il decimo, dodicesimo giorno tutto si è raddoppiato e si sono distinti due esseri umani diversi (ma uguali), nel caso siano nati due gemelli eterozigoti è chiaro che devono esserci stati due ovociti fecondati da due spermatozoi.

In qualche circostanza negli anni scorsi il telegiornale riferiva di parti plurigemellari (sei, sette, otto gemelli) connessi a pratiche di fecondazione in vitro: in effetti le ovulazioni multiple possono essere desiderate da chi si appresta ad effettuare una FIVET e indotte farmacologicamente, con farmaci per bocca a più efficacemente per via intramuscolare che inducono l’ovaio ad ovulare ripetutamente, portando a maturazione contemporanea più ovociti.

In passato la sindrome da iperstimolazione ovarica, con ovaie grandi come meloni, che scoppiettavano come un sacchetto di pocorn nel forno a microonde, hanno fatto anche qualche vittima. Morti per FIVET. Qualcuno ne ha sentito parlare’

In ogni caso, quello che volevo farvi comprendere è che esiste un unico periodo ovulatorio in ogni ciclo ovarico, un lasso di tempo entro il quale sono possibili più ovulazioni, fisiologiche o indotte farmacologicamente, ma limitate a quelle poche ore (più o meno una trentina).

Prima di questo periodo e dopo questo periodo, nessuna altra ovulazione è possibile.

Ok?

 

(to be continued)

Emergenza! (?)

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Non è tanto l’argomento, quello che mi stuzzica.

Oh, mica è stata questa l’unica pubblicazione in merito, basta guardare i links.

Del resto, è una funzione tutto sommato normale, fisiologica, entro certi limiti.

Non mi stupisce quindi che meriti l’attenzione di insigni colleghi, che si attardano a vagliarne aspetti culturali e ripercussioni contemporanee, indagandone gli aspetti psicologici, legali, ambientali, teatrali e financo biblici. Con tanto di ipotesi fisiopatologiche e sintesi delle principali aberrazioni, alla luce di precisi parametri e grafici interpretativi.

Peccato gli Autori abbiano trascurato di citare i notevoli vertici poetici raggiunti, specie in vernacolare, sull’argomento.

No, dicevo, quel che mi secca non è tanto l’argomento, quanto la rivista su cui questo articolo viene pubblicato: Journal of Emergency Medicine.

Emergenza?

Sesso, vita, armadietto – slide 7,10 -

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E siamo quindi alla femmina.

Avete risposto tutti correttamente: la donna è fertile solo in alcuni giorni del mese. Avete fatto l’ein plein.
La domanda era troppo facile? Forse. Se l’avessi posta a mia mamma, quando lei aveva la vostra età, avrebbe risposto ben diversamente. Questa nozione che mi confermate essere di dominio comune, è tutto sommato un’acquisizione relativamente recente. Mia nonna e mia mamma credevano di essere fertili più o meno sempre.

La fertilità femminile è assicurata dalla cellula uovo, o ovocita.

Eccola qui. Bella grossa, eh? Se avete buona vista, o andate da un ginecologo con un discreto apparecchio ecografico, la potete addirittura vedere. Un quinto di millimetro, una delle cellule più grandi del corpo umano. E bella pasciuta, rotondetta, senza “code” per muoversi. In effetti, mica deve spostarsi granchè, a differenza dello spermatozoo. Dove nasce, più o meno rimane, potremo dire. E poi è interessante notare la sproporzione di forze in campo: da una parte un esercito veroe proprio di spermatozoi, dall’altra un solo ovocita.

Se torniamo a pensare in termini di euro, la sperequazione è avvilente: il maschi può spendere milioni tutti i giorni, la femmina spende un solo euro – che dico, un solo centesimo! – e come ben sapete una sola volta al mese! Maschi con le mani bucate e femmine sin troppo avare, vien da dire…

E pensare che il citoplasma di questo ovocita, una volta fecondato, è quello che ha nutrito ciascuno di noi. Tutti noi, all’inizio del nostro percorso, siamo stati un ovocita fecondato.

E’ l’ovocita che permette la nascita di un nuovo essere, che assicura la prosecuzione della specie.

Ma allora… uno solo…  dobbiamo proteggerlo!

E infatti guardate un po’: l’ovaio, che produce gli ovociti, è situato al calduccio in un posto ben riparato del corpo femminile, nella profondità del suo bacino, protetto da un cingolo di ossa.

Il mio cervello, benché poco attivo, è importante per la mia povera vita, e infatti è protetto da una scatola ossea: il cranio. Il mio cuore e i miei polmoni sono al sicuro entro la gabbia toracica. L’ovocita è protetto dal bacino femminile, al contrario degli spermatozoi, là fuori, esposti ai calci di punizione del brasiliano di turno. PUM! Che male! Cento milioni di spermatozoi in meno… ma me ne restano ancora tanti… Invece l’ovocita è unico, per questo mese c’è lui solo.

Oh bella! Ma se ce n’è uno solo, perché ci sono due ovaie? A destra e a sinistra?

Se “lavora” un ovaio, l’altro resta a riposo. Di riserva. Sì, perché l’ovaio si può ammalare, diventare cistico, o peggio, e non produrre più ovociti. Niente ovociti, niente vita.

Se però le ovaie sono due, c’è riserva, riserva di vita.

Nell’immagine in sezione vediamo infine come l’ovaio sia a stretto contatto con le tube uterine, e queste con l’utero. Immaginate che io allarghi le braccia e sfiori con le mie mani l’ovaio: ecco, le mie mani sono la parte finale delle tube uterine, che sono le mie braccia e conducono al corpo (dell’utero), e poi al collo (dell’utero) e alla bocca (dell’utero). L’utero mi somiglia: ha braccia (tube), corpo, collo e bocca. Quest’ultima si affaccia sul fondo del canale vaginale e di qui si va all’esterno. La vescica, davanti all’utero, comunica all’esterno con l’uretra, con percorso del tutto autonomo.

La femmina è fertile a 20 anni come a 40?

No, lo intuite.

Ma forse fa paura vedere il grafico di questa slide, tratto dalla recente letteratura specialistica.

Le donne perdono il 90% dei loro ovociti entro i 30 anni. 30 anni! E la cosa peggiora drammaticamente se si fuma: chi fuma ha ovaio a 30 anni come chi non fuma a 40. Chi fuma va in menopausa con due anni di anticipo. Ne consegue un crollo dell’indice di fertilità relativa, confermato anche dalle tabelle pubblicate dai centri che si occupano di fertilizzazione in vitro. A 30 anni la capacità di procreare è scesa al 50%.

Non guardatemi male, non è colpa mia se la società vi spinge a cercare figli dopo i 30 anni.

Mia sorella ha un anno più di me e si è sposata a 21 anni. Ed era normale.

Ma se mi guardo intorno oggi l’età media in questa sala è intorno ai 30. Oggi è così. Siete voi a volerlo?

(to be continued)

Buon Natale da V&M e famiglia

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Lo so anch’io che in Palestina non c’erano persone bionde con gli occhi azzurri, ma Cicciobello fà comunque la sua figura nel ruolo di San Giuseppe, Sbrodolina si gode il suo velo azzurro (che le nasconde le trecce)  e un anonimo Pupo sgambetta felice entro la grotta, ricavata sotto il calcetto balilla…

Insomma… qui è Natale! Gesù con noi!

Fare questo Presepe ci ha fatto divertire, Gesù può renderci felici.

Se poi qualcuno storce il naso, in pieno stile Vino&Mirra copio e incollo

I pastori che vegliano nella notte,
“facendo la guardia al gregge”,
e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia,
l’ebbrezza delle attese,
il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo
di vivere poveri
che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale!
Sul nostro vecchio mondo che muore,
nasca la speranza.

don Tonino Bello

Sesso, vita, armadietto – slide 2, 6 –

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Vedi precedenti 0 e 1

 

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Bene, eccoci di  nuovo insieme.

Credo che uno degli obiettivi della serata sia già stato raggiunto. Vi ho visti parlare volentieri insieme di cose sulle quali magari spesso si scherza, ma poco discute seriamente. So che le domande erano talvolata semplici, talvolta ambigue, comunque adesso le rivediamo insieme.

Partiamo dal maschietto.

Un’occhiata rapida alle risposte… facili. Quasi tutti avete risposto bene… qualche incertezza su numero e vitalità… vediamo.

La fertilità maschile è assicurata dai testicoli, che si trovano nello scroto, potremmo dire in superficie rispetto agli altri organi interni. Essi producono spermatozoi, i gamenti della vita del maschio. Gli spermatozoi, per uscire dal corpo maschile devono percorrere un lungo tragitto, quasi una autostrada, potremmo dire. Si tratta del dotto deferente, che li fa viaggiare fin su, intorno alla vescica e poi giù, verso le vescichette seminali e la prostata. Qui c’è una specie di autogrill sull’autostrada: gli spermatozoi fanno benzina, si arricchiscono del liquido seminale, assai energetico, e ripartono. Il 90% di quello che riparte è liquido seminale, prodotto dalla prostata.

Il loro viaggio prosegue entro i corpi cavernosi del pene, gonfi di sangue a motivo dell’eccitazione sessuale,  entro l’uretra, fino all’uscita.

Come vedete, l’uretra maschile è lo stesso condotto che veicola all’occorrenza l’urina, ma è noto che liquido seminale ed urina non possono transitare insieme: una regolazione neurologica lo impedisce a questo livello. Dove c’è un bivio, c’è un semaforo, per capirci.

Gli spermatozoi sono nuotatori, grandi nuotatori. Vedete come sono fatti al microscopio elettronico: una testa, che contiene il patrimonio genetico, e una coda che ha il solo scopo di farli nuotare.

Ce ne sono tantissimi, ma sappiamo che uno solo vince. Vince sempre il migliore, quello che è fatto per nuotare. Il Michael Phelps. Tu buttalo in piscina e vince lui, è fatto per nuotare. Se poi gareggia contro nuotatori “malfatti”, cioè forme anomale di spermatozoi, non c’è partita.

Dicevamo che sono tantissimi. Una gara allucinante, come se tutta la popolazione del Canada si iscrivesse ad una maratona di nuoto da Sirmione, a sud dewl lago di Garda, fino a Riva del Garda, a Nord. Tutto il lago a nuoto: il primo che arriva vince, glia altri muoiono, annegati. Chi di noi si iscriverebbe a questa gara?

Eppure partecipano in tanti. Quanti sono secondo voi? Migliaia? Milioni? Certo, quando studiavo anatomia ci istruivano che gli spermatozoi sono quasi mezzo miliardo, ora sì e no ne contiamo 200 milioni, in pochi millilitri cubi. Oh! 200 milioni! Pensiamo che siano euro: posso spendere 250 milioni di euro tutti i giorni! Anzi, anche più volte al giorno, se ce la faccio! (Va bè, saranno meno la seconda volta, ma si parla pur sempre di grandi cifre).

Il numero degli spermatozoi è importante per la fertilità e così pure la loro motilità.  L’OMS fissa una soglia a 20 milioni/ml, ed un numero di spermatozoi in grado di muoversi maggiore del 50%. Sotto questa soglia la sterilità è quasi sicura, né esistono rimedi farmacologici efficaci per recuperare terreno. La maturazione di uno spermatozoo dura 6-9 mesi e le vitamine che le farmacie vi vendono per “rafforzare” i vostri spermatozoi hanno un effetto assai difficile da dimostrare.

Il fatto è che il numero e la motilità degli spermatozoi sono in drammatica diminuzione: in sintesi la colpa è di inquinamento cittadino, fumo di sigaretta, temperature ambientali elevate, jeans troppo stretti, stress. Credo che ognuno di noi abbia almeno uno di questi fattori di rischio. Mio nonno non ne aveva alcuno.

Il maschio produce spermatozoi tutti i giorni e per tutta la sua vita fertile, che può essere assai lunga: Saul Bellow  ebbe un figlio a 84 anni, Anthony Quinn a 81, Chaplin a 73, Ricasso a 68… e so che qualcuno di voi sta pensando che nessuno a quel tempo faceva test di paternità…

Ok. Non c’è molto altro da dire.

Domande?

 Passiamo alla femminuccia.

 

(to be continued)

 

 

 

Piccola (ma non tanto) storia ignobile

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Non è che sono razzista… è lui che è albanese!

E pure irregolare, senza lavoro, con una lista di piccoli precedenti…

Oh! Non bastava ti sequestrasse la scheda del cellulare! Me la mette incinta, per giunta! Eh no, eh! Qui adesso basta!

Ma cosa vuol dire che lo ami? E l’anno scorso? Che ho dovuto darti la pillola del giorno dopo? Grande Amore anche quello?

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi… E tocca proprio a me?

Ma cosa vuoi saperne tu dell’amore, che hai solo 16 anni.

Già non ne capisco granchè io che sono tuo padre e con tua madre siamo separati da un pezzo.

Pfui! Amore eterno… con un piccolo albanese di mezzo, per giunta!

A quello gli dovevo legare il pisello, altro che riempirlo di soldi a farlo sparire.

Ehm… questo al giudice non lo diciamo… non sia mai che mi denuncino per favoreggiamento di uno stupratore e pure clandestino, magari.

Come sarebbe a dire lo vuoi tenere? Che ti saresti pentita della decisione dell’anno scorso?

Oh, ma lo sai quanti e quali rischi corri? Ma quale donna e donna, che sei una bambina!

L’aborto sì che è sicuro. Nessun problema, dopo.

A patto che tu non sia stata obbligata dai tuoi genitori.

E quelli che dicono il contrario, anche se sventolano numeri da capogiro, sono i soliti bigotti americani prolife servi della Chiesa.

Chi ti ha detto che l’incidenza di problemi mentali per le donne con gravidanza indesiderata è la stessa sia che abortiscano sia che portino la gravidanza a termine? Ma lo sai o no che in Gran Bretagna il 98% degli aborti è riconducibile al rischio di problemi di salute mentale della donna?

E’ questione di punti di vista, no?

Lo dice anche la canzoncina che ha vinto lo Zecchino d’Oro, quella che canticchi sempre…

Prova a cambiare il tuo dritto punto di vista.

E così capirai, che in fondo

L’unico tu non sei, nel mondo

Che il tuo dritto punto di vista è per noi un punto di vista

Strambo.

(Già. Perché nessuno si domanda mai quale sarebbe il punto di vista del pipistrello? Chi è il pipistrello in questa storia, pronto a finire di sotto?)

Quindi deve essere una scelta tua, capito? Se no ti portiamo dal giudice minorile. Che ti farà ragionare. Metterà da parte la legge che tutela la maternità e ti parlerà come se fosse non un giudice, ma un padre.  A lui devi dare retta, visto che con me parli solo a frittata fatta.

No, perché io la legge la rispetto, e qui l’autodeterminazione della donna è sacra per me: quindi, decidi tu di abortire, capito?

Partorire e poi dare in adozione? Che ipotesi cervellotica! Ma come ti viene in mente, che non ne parla nessuno?

E poi, guarda, ormai anche la Chiesa capisce che questa è una situazione “amara e difficile” in cui tutti vanno sorretti.

No, non i pipistrelli.