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Quando inizia la gravidanza?
Uh uuuhhh! La domanda è pepata, è come dire: quando inizia la vita? I pareri discordi. Alcuni tra voi indicano il concepimento, altri il momento dell’annidamento. I più generosi mettono crocette sia qui che là: eh no! Troppo facile! E’ chiaro che sono momenti diversi, e anche luoghi diversi.
Sì, perché tanto per cominciare il concepimento avviene qui, nella parte finale della tuba uterina, mentre l’annidamento si riferisce al posizionarsi dell’ovulo fecondato in via di sviluppo all’interno del corpo dell’utero.
Iniziamo dal concepimento.
Date un’occhiata a questa straordinaria immagine al microscopio elettronico di un ovocita adagiato entro la tuba uterina. E’ lì, non ha alcuna intenzione di muoversi. Aspetta. Magari si fa vivo qualche spermatozoo. Ed in effetti… eccoli! I sopravvissuti arrivano a destinazione. Sono circa l’1% di quelli che erano al nastro di partenza, e quindi rimangono ancora un bel numero.
Hanno trovato la loro destinazione, la avvolgono, la circondano, cercano un ingresso. Un po’ come se fossero giunti di fronte ad una piramide mai prima violata: sanno che ch’è un tesoro all’interno, ma la piramide… non ha porte! Ma un predone Che si rispetti sa esattamente cosa fare: un buco!
E anche il nostro spermatozoo più intraprendente non sta a badare per il sottile: attraverso un processo enzimatico (detto capacitazione) buca letteralmente la superficie dell’ovocita e spinge dentro la testa. Subito dopo la “teca” si richiude, tanto presto che nemmeno la coda di quello stesso spermatozoo riesce ad entrare.
L’ovocita, da subito, diviene impermeabile a qualunque altro ingresso. Ha già al suo interno i 46 cromosomi che caratterizzano la sua specie, 23 suoi e 23 portati dal nuovo arrivato. Se un secondo spermatozoo portasse altri cromosomi, sarebbe la fine. Non ci sarebbe futuro alcuno: pensate che un solo cromosoma in più, il numero 21 è responsabile di quella che tutti conosciamo come sindrome di Down. 23 cromosomi in eccesso non sarebbero mai possibili.
Sta di fatto che quando lo spermatozoo entra nell’ovocita scatta una serie di fenomeni: l’onda calcio che impedisce l’ingresso di altri gameti maschili, l’espulsione del secondo globulo polare, la formazione del citoscheletro, l’inizio della marcia di avvicinamento dei cromosomi maschili e femminili. Inizia la moltiplicazione e la specializzazione delle cellule. Queste sono le attività tipiche di un essere vivente, che, dice il British Medical Journal, è”è manager di sé stesso”.
Siamo di fronte ad un embrione unicellulare. Certo, potremo chiamarlo in mille altri modi, ovocita fecondato, ootide, e via discettando, ma preferiamo chiamarlo embrione unicellulare, o anche zigote, perché questo è il termine che usano i testi di embriologia su cui studiano gli studenti di tutto il mondo (S.F. Gilbert: Developmental Biology. “Fertilization: Beginning a new organism”. Concepimento: l’inizio di un nuovo organismo, quando i due gameti si fondono insieme).
E si accordano a questa definizione di inizio della vita anche i grandi dizionari, concordi nel ritenere che la gravidanza inizi al concepimento.
Si apre un mondo. Avete dato un’occhiata alla luna, stasera, venendo qui? Ci pensate mai che ci sono 380mila km tra noi e la luna? E 150 milioni di km per il sole? E quarantamilaseicentoottantunomiliardiquattrocentoquarantamilioni di Km per raggiungere la stella più vicina, dopo il sole? E che io stesso per venire qui stasera ho dovuto prendere la macchina e guidare per mezz’ora, perché altrimenti a piedi dovevo partire l’altro ieri?
Siamo immersi nell’infinitamente grande, eppure siamo qui a parlare dell’infinitamente piccolo: un affarino che sta comodo comodo nella cruna di un ago. Un essere umano fatto da una sola cellula.
Riavvolgete il film della vostra vita e vi vedrete nel grembo di vostra madre, sempre più piccoli. Rendetevene conto: tutti noi siamo stati composti da una sola cellula. La vogliamo chiamare essere umano? E come, sennò? Ha un patrimonio genetico unico, praticamente irripetibile; ha un cromosoma che la identifica già come maschile o femminile.
Fosse per me la potremo chiamare Gianni o Laura o Chiara o Stefano o Buddha, o Hitler o Gesù Cristo.
Ma c’è un ma.
Il concepimento è avvenuto, ma nessuno lo sa. Voglio dire che nessuno ne ha le prove, niente sintomi, niente segni.
Vado in farmacia, compro il test di gravidanza, ed è negativo; faccio gli esami del sangue: niente; vado dal ginecologo, gli dico di guardare con l’ecografia e quello si mette a ridere: troppo presto.
Oltre a ciò c’è che siamo fuori dall’utero, qui nella tuba non c’è spazio per crescere, ci si deve spostare, pena una gravidanza extra-uterina. Si deve tornare indietro, fin nel corpo dell’utero, ripercorrendo la tuba uterina a ritroso, molto lentamente. E’ un “viaggetto” che può durare una o due settimane, durante le quali prosegue il processo di moltiplicazione, zigote, morula, blastula, blastocisti…
Solo a questo stadio, e solo nell’utero c’è una ragionevole speranza che il nostro piccolo embrione possa trovare nutrimento, e crescere adeguatamente. L’embrione si annida, cioè si attacca saldamente alla superficie interna dell’utero e inizia la formazione della placenta, che ne assicurerà il nutrimento.
Ora sì che posso avere un certo patema nel guardare un test di gravidanza, ora sì che posso andare dal ginecologo e chiedergli di cercare una camera gestazionale! Ora, in altre parole, ho le prove!
Ho le prove che la gravidanza è iniziata una o due settimane fa.
Troppo comodo cavarsela come fa l’OMS e dare per scontato che la gravidanza inizia con l’annidamento.
Non ci sarebbe alcun annidamento senza un concepimento. Ma questo assunto OMS, come vedremo, fa comodo, specie se si parla di contraccezione d’emergenza.
Sta di fatto che il nostro embrione unicellulare, lasciato in pace, se ne va moltiplicando le proprie cellule e differenziando i propri tessuti e definendo i propri organi. Entro 90 giorni sarà possibile contare fino a duecento tipi di tessuto diversi e possiamo riconoscere che la formazione degli organi è pressoché conclusa.
Non possiamo chiamarlo ancora embrione, e lo chiamiamo feto. Mi verrebbe tanta voglia di chiamarlo bambino non ancora nato, sarà che gli somiglia parecchio, anche se sta nel palmo di una mano.
Persona? Questo è un altro paio di maniche, un altro capitolo.
La Chiesa è arrivata a dire che sin dal concepimento questo “agglomerato di cellule” come lo chiama qualcuno, ha la dignità di una persona. Lo stato dev’essere d’accordo fino a un certo punto, perché permette, con legge 194/1978, entro il termine di 90 giorni, di eliminarlo con un aborto volontario, sempre che ci siano seri pericoli per la salute psicofisica della madre. Dopo il 90° giorno i pericoli dovranno essere invece gravi, anche se nessuno mi ha mai chiarito bene la differenza.
(to be continued)































