Ho Scritto alla Bussola

Gentilissima Redazione,
sono un medico veronese, vostro affezionato lettore.
Faccio quel che posso sul fronte pro-life, dentro e soprattutto fuori dal web, confrontandomi in conferenze pressoché mensili con decine di giovani.
Non so dirvi quanto ho apprezzato l’articolo a firma Carbone-Puccetti del 23 Febbraio scorso: Mondo pro-vita: punti fermi e strategie chiare.
L’ho letto e riletto, l’ho stampato e ne ho diffuso il link per quanto nelle mie possibilità.
L’articolo brilla per chiarezza e lucidità e mette finalmente sul tappeto la vera posta in gioco, i veri obiettivi e le più realistiche strategie per combattere la piaga dell’aborto.
Ne condivido ogni parola (o quasi… ehm… chi è Guido da Lusignano?), ne sentivo la mancanza.
La mia pur limitatissima e parziale esperienza personale mi indica infatti  come sia davvero questa una delle piaghe aperte nel mondo antiabortista: un acre dibattito, per di più a mio parere sterile e inconcludente, tra chi combatte l’aborto lancia in resta, cavaliere senza macchia e senza paura, rifiutando sdegnato ogni compromesso, e chi combatte lo stesso aborto insinuandosi nelle pieghe della politica e degli articoli della legge, sporcandosi le mani nel tentativo di salvare, oggi, qui e ora, anche una sola vita innocente.
Un dibattito che sempre mi ricorda i capponi che Renzo portava all’azzeccagarbugli, impegnatissimi a beccarsi l’un contro l’altro mentre, legati per le zampe, vengono condotti a loro insaputa verso la pentola.
Ci voleva dunque, ci voleva proprio un articolo come quello di Carbone e Puccetti, anche per superare lo sconcerto creato da precedenti articoli pubblicati dalla stessa Bussola (Cara Morresi, la Legge 40 non è un male “minore di Giovanna Arcuri, e Legge 40, difesa e attacco di Assuntina Morresi e Riccardo Cascioli ), che mi avevano per la verità un tantino intristito e confuso.
E, come me, credo anche molti altri semplici cattolici, che vedevano contrapporre sulle pagine della “loro” Bussola il parere di Avvenire e di Assuntina Morresi a quello di Arcuri e addirittura di Cascioli, quasi fossero persone schierate su fronti opposti. Perché tutto questo fuoco amico nei confronti di Morresi? Fosse per me la vorrei vedere in Parlamento, a difendere i valori della vita con la forza combattiva che le appartiene, guadagnandosi terreno palmo a palmo nel duro confronto con forze preponderanti e ostili.

Carbone e Puccetti, da par loro, fanno chiarezza una volta per tutte (almeno mi auguro), quantomeno per me, sposando le tesi della Morresi e affiancandole a quelle di Arcuri e Cascioli restituiscono i giusti connotati a una buona battaglia, da combattere su più fronti, contro un nemico comune, con le armi che ognuno si trova a disposizione: lotta senza quartiere e senza distrazioni all’abortismo libertario e ricerca ostinata e senza tentennamenti della promozione di quanto (sia pur poco) di umanitario esiste nelle pieghe della legge, secondo l’etica di sant’Alfonso, gran mangiatore di carciofi, a quanto pare (;-).

Pubblicato in vita

Sesso, vita, armadietto – slides 31, 37 -

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E apriamo finalmente il famoso armadietto.

Quello che più o meno tutti abbiamo in casa, il ripostiglio dove custodiamo le medicine. In questo caso ci troviamo dentro i sistemi che regolano più o meno artificiosamente, la trasmissione della vita attraverso il sesso.

Per una volta, lasciatemi fare una premessa: dentro questo “armadietto troveremo veramente di tutto, di più.

Basterà allungare una mano e prendere quello che più ci si adatta. La scelta non sarà però mai casuale. Quello che prenderete dipenderà dallo stile di persona, di coppia, che avete in mente.

Per esempio, spero proprio che in un corso come questo, prematrimoniale, ci sia qualcuno che pensa che la vita è un dono di Dio, e che Dio, creatore, ha affidato all’uomo il compito di portare aventi la creazione in sua vece, il compito di pro-creare. Ho cercato tempo fa di spiegare in un vecchio post cosa intendo dire, e, come un blogger vero, mi cito da solo.

So però che tra voi c’è chi, legittimamente, si ritiene invece molto più affine ai pensieri di quest’altra ragazza, e vorrebbe cacciare “fuori i preti dalle nostre mutande”.

Ebbene, io ho la pretesa di rivolgermi ad entrambe queste persone, e anche a tutti coloro che sono lì nel mezzo. Compito difficile, su un terreno particolarmente scivoloso, ne converrete.

Eppure voglio parlare a tutti, in primo luogo perché Gesù parlava con tutti (e da qualche parte dovrò pur cominciare ad imitarlo), e poi perché a tutti voi si porranno prima o poi gli stessi problemi, le stesse domande, gli stessi dilemmi etici, e credo che tutti possiate decidere meglio se avete qualche informazione in più.

Penso per esempio ai miei figli, e tra un po’ ai vostri. Penso a quando arriverà una letterina a casa che vi inviterà a vaccinare la vostra “bambina” di dodici anni contro il papilloma virus correlato ai tumori dell’utero e in relazione con i suoi rapporti sessuali. E mi cito di nuovo (ahi, ahi, ahi…).

Penso alle notizie che leggiamo ormai quotidianamente sulla stampa circa questa “epidemia” di gravidanze adolescenziali…

Tutti noi, indipendentemente da come la pensiamo, saremo chiamati a prendere decisioni che coinvolgono ora noi e domani i nostri figli. Converrà essere attrezzati.

E cominciamo allora con una prima, banale considerazione.

I sistemi a disposizione per regolare/evitare le gravidanze sono numerosissimi.

Sono tutti ugualmente efficaci? C’è un indice che ne stabilisca l’efficacia?

Certo. Si chiama indice di Pearl, e, semplicisticamente, prevede che si seguano cento donne fertili per un anno e si vada poi a vedere se qualcuna di loro ha avuto gravidanze indesiderate.

Se ci sono, si chiede quale fosse il metodo anticoncezionale adottato.

In soldini, più l’indice risulta elevato, più il metodo adottato va ritenuto inefficace.

Se 80 donne su cento fossero rimaste incinte nell’anno in studio potremmo concludere che lavarsi i denti prima di far l’amore, ancorché consigliabile, non è un sistema anticoncezionale efficace.

Va anche detto che anche i metodi notoriamente più sicuri ed affidabili, quelli con percentuali da zerovirgola, hanno indici di Pearl nettamente differenti se ne consideriamo un utilizzo corretto (la pillola estroprogestinica assunta tutti i giorni, alla stessa ora, ingerita senza masticarla, in assenza di patologia gastrointestinale) oppure l’utilizzo che comunemente ne viene fatto. Sembra per esempio che “solo un’italiana su dieci non dimentichi mai la pillola”

Analogamente, non è la stessa cosa utilizzare il preservativo prima di iniziare il rapporto sessuale o tirarlo fuori all’ultimo momento, magari dal cruscotto della macchina lasciata per ore sotto il sole, rompendone la confezione con i denti che fa tanto macho, non sostituirlo tra un rapporto e un altro…

Lo so che è intuitivo, ma spesso si pubblicizzano numeri che sono veri in teoria, e poi invece in pratica…

Un altro numerino qui mi sembra da sottolineare: c’è chi può decidere di non fare assolutamente niente, magari perché i bambini gli piacciono, magari li sta proprio desiderando.

Di nuovo, ci si aspetterebbero Pearl index a percentuali bulgare, vicini al 100%.

E invece ci si ferma a 80.

Significa che se 100 coppie cercano una gravidanza, 20 non raggiungono il loro obiettivo nel primo anno, e dopo il secondo anno di tentativi infruttuosi saranno definite tendenzialmente sterili e si avvieranno mestamente verso una complessa e spesso tortuosa serie di indagini diagnostiche e forse anche verso i centri di fecondazione assistita. Una coppia su cinque, un fiume in piena, se ci si pensa.

Un’altra considerazione la voglio fare circa il coito interrotto, sistema ancora largamente praticato nonostante le evidenti smagliature.

Vorrei farvi vedere alcune curve che mi insegnavano all’università, circa le modalità dell’orgasmo maschile e femminile.

Per entrambi i sessi la fase essenziale è quella di eccitazione, a riprova che il cervello è il nostro primo organo sessuale.

Nel maschio succedono cose evidenti e a tutti note: erezione, emissione degli spermatozoi in uretra, eiaculazione e poi detumescenza e periodo refrattario.

Tempistica tutto sommato contenuta, poi magari si ricomincia. E dico magari pensando a voi che avete venticinque anni e un periodo refrattario che dura il tempo di fumarsi una sigaretta (non fumate!), perché quando ne avrete cinquanta il vostro periodo refrattario ad ogni stimolo durerà… sette giorni e 18 ore, più o meno!

Per la donna è tutto diverso, tempi dilatati, ascesa più morbida, fasi eccitative anche ripetute, eppure tutta una serie di modificazioni anatomiche fisiologiche in un corpo che tende a favorire, a fare spazio, ad accogliere.

La cosa che mi è sempre saltata all’occhio è la disparità nella tempistica di queste due curve: il maschio arriva ad un rapido orgasmo e poi “si spegne” improvvisamente, ben prima della donna.

Per questo un coito interrotto ha ben poco di “naturale”, per questo è importante amarsi oltre che scopare, perché amarsi vuol dire anche rispettarsi, aspettarsi, conoscersi, godere insieme guardandosi negli occhi.

Altrimenti poi finiamo sulle pagine di Repubblica, che, ligia al dovere di informare senza fronzoli, ci tiene a farci sapere che “il 30.1% delle donne è anorgasmica” ma per fortuna c’è a disposizione il rimedio perfetto: vi fate operare in neurochirurgia, a testa aperta, per farvi inserire un microchip nel cervello che assicura orgasmi pret.a-porter.

Preoccupati? Non vi volete proprio far operare? Birichini che non siete altro… Per fortuna bastano pochi click, et voilà: ecco a voi un orgasmo a suon di musica con il doppio vibratore collegato all’iPod!

Non mi stancherò di ripeterlo: c’è qualsiasi cosa cerchiate, dipende da chi volete essere.