Di corsa verso Gesù Risorto

 

 

Corri, Pietro!

Puff…Pufff… Non ce la faccio… Puff… Aspetta! Puff…

Ma che aspetta, non c’è tempo! Dai!

Fai presto, tu, che sei … pufff… giovane… Mica ti manca il fiato a te! Io…pufff. invece… pufff…

Te l’ho detto! Lascia giù quel mantello! Che ti fà sudare, ti intralcia e basta!

Mamma… pufff… mia! Come mi batte il cuore nel petto! Sembra voglia scappare fuori.

Signore! Signore! Fà che non lo abbiano portato via! Ti prego Signore! Dai, Pietro, dai!

E insomma! Lasciamo respirare, no? Tutto questo correre per le parole di una sola donna! E Maria Maddalena, poi…

Ma, Pietro! Se davvero invece…

Siamo arrivati? pufff… quanto manca? cosa ti ha detto Giuseppe di Arimatea? era qui, no?

Ci sono! Ci sono! Oddio, Pietro! la pietra! rotolata via! Vieni, vieni a vedere!
Chìnati, attento alla testa! Vai avanti tu! E’ troppo, è tropppo per me!

Cosa? Cosa c’è? Dov’è Gesù? Dove lo hanno messo? Dove?

Pietro! Non capisci? Calmati, prendi fiato!
Guarda, guarda bene  le bende, come sono messe! Guarda il suo sudario!

Le fasce? Il sudario? Non capisco… Sembra che nessuno le abbia toccate: e ti credo, chi vorrebbe diventare impuro proprio durante la Pasqua?

Ma…Pietro! Guarda bene! E’ incredibile! Le fasce! Il sudario! No, nessuno le ha toccate! Ma allora? Dov’è il corpo? Come hanno fatto a portare via Gesù senza toccare le fasce? No, Pietro! Apri gli occhi, gli occhi della fede! Lui lo aveva detto!

Detto? Cosa aveva detto?

E’ la Resurrezione! Il terzo giorno! Gesù non è scomparso, è entrato nell’eternità, è con noi per sempre!

Andiamo, Giovanni! Andiamo a dirlo a tutti!

(vedi qui per i riferimenti teologici)

 

Per parlare di Gesù

 

 

locandina passionHo infine avuto modo di parlare di questo film come volevo fare da tempo. Un pretesto, cioè, per parlare di Gesù. E mi è anche andata bene, chè il parroco mi ha dato corda e (tanta) carta bianca, oltre che l’ospitalità nei locali della parrocchia.

E’ vero, ho esagerato, finendo per parlare per quasi tre ore, in due diverse serate, di un film che ne dura poco più di due. Succede, quando è da tempo che maturi un desiderio e lo fai crescere dentro di te e però non trova modo di uscire. Chiedo scusa a quanti hanno partecipato alle due serate.

Non mi resta che offrirvi i links a cui scaricare i files powerpoint che ho utilizzato. Nelle note in calce alle diapositive ci sono testi che aiutano a comprendere quello che avevo in mente di dire o di far leggere.

Caso mai qualcuno volesse servirsene per parlare di Gesù.

Passion 1: Satana, Giuda, Pilato, Anna e Caifa, Barabba….

Passion 2: Gesù e Maria

Ci vediamo martedì prossimo, in teatro, a Grezzana (VR),  alle 20.45, per una proiezione gratuita.

 

 

 

Aridaje

Questi qui non si smentiscono mai.

20 Aprile 2005

 

pastore-tedesco

 

14 Marzo 2013

 

 

Dicessi che sono “incorreggibili” qualcuno potrebbe scambiarlo per un complimento.

No, no.

Questi sono proprio falliti.

 

 

 

Già le mani dalla vita

Questa sera a Nogara di Verona, nel teatro parrocchiale, alle 20.45.

Domani sera 12 Marzo, a Pozzo di san Giovanni Lupatoto, Verona, ore 20.45.

Mercoledì 3 Aprile a Casa serena di Pescantina, presso il Centro Pastorale Giovanile, ore 20,45

giulemani

A cura del “fu blogger” Vino&Mirra. Non mi chiedete perchè io…

Passione e Passion

Nell’ambito delle iniziative parrocchiali per l’anno della fede abbiamo preparato una iniziativa che ruota intorno al film Passion di Gibson.
Ma il film è un pretesto per parlare di Gesù ;-)

 

 locandina passion
Credo sia una occasione interessante per tutti.
Dirige l’orchestra il “fu blogger” Vino&Mirra.
 
Se poi la volete diffondere nella vostra mailing list…

Santa Pasqua 2012

__________________________________________________________

 

Il velo del tempio si squarciò,

per ricordarci che non è grande

possedere il mondo

ma governare il proprio cuore.

 

Il velo del tempio si squarciò

perchè torni il brivido a scorrerci per la schiena

quando la verità ci spoglia,

a preferire il cammino più dei granai pieni.

 

Il velo del tempio si squarciò,

perchè come Abramo

torniamo a seguire quel Dio

che fa rinascere ad ogni passo.

 

Il velo del tempio si squarciò

affinchè le porte e il cuore si aprano alla vita

e dalla sorgente scaturisca un pugno di sale,

di luce e di lievito

da spargere sulla terra.

(Luigi Verdi – Preghiere a Romena)

Sesso, vita, armadietto – slides 31, 37 -

_________________________________________________________________________________________________

Vedi precedenti 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6

Download sva7

E apriamo finalmente il famoso armadietto.

Quello che più o meno tutti abbiamo in casa, il ripostiglio dove custodiamo le medicine. In questo caso ci troviamo dentro i sistemi che regolano più o meno artificiosamente, la trasmissione della vita attraverso il sesso.

Per una volta, lasciatemi fare una premessa: dentro questo “armadietto troveremo veramente di tutto, di più.

Basterà allungare una mano e prendere quello che più ci si adatta. La scelta non sarà però mai casuale. Quello che prenderete dipenderà dallo stile di persona, di coppia, che avete in mente.

Per esempio, spero proprio che in un corso come questo, prematrimoniale, ci sia qualcuno che pensa che la vita è un dono di Dio, e che Dio, creatore, ha affidato all’uomo il compito di portare aventi la creazione in sua vece, il compito di pro-creare. Ho cercato tempo fa di spiegare in un vecchio post cosa intendo dire, e, come un blogger vero, mi cito da solo.

So però che tra voi c’è chi, legittimamente, si ritiene invece molto più affine ai pensieri di quest’altra ragazza, e vorrebbe cacciare “fuori i preti dalle nostre mutande”.

Ebbene, io ho la pretesa di rivolgermi ad entrambe queste persone, e anche a tutti coloro che sono lì nel mezzo. Compito difficile, su un terreno particolarmente scivoloso, ne converrete.

Eppure voglio parlare a tutti, in primo luogo perché Gesù parlava con tutti (e da qualche parte dovrò pur cominciare ad imitarlo), e poi perché a tutti voi si porranno prima o poi gli stessi problemi, le stesse domande, gli stessi dilemmi etici, e credo che tutti possiate decidere meglio se avete qualche informazione in più.

Penso per esempio ai miei figli, e tra un po’ ai vostri. Penso a quando arriverà una letterina a casa che vi inviterà a vaccinare la vostra “bambina” di dodici anni contro il papilloma virus correlato ai tumori dell’utero e in relazione con i suoi rapporti sessuali. E mi cito di nuovo (ahi, ahi, ahi…).

Penso alle notizie che leggiamo ormai quotidianamente sulla stampa circa questa “epidemia” di gravidanze adolescenziali…

Tutti noi, indipendentemente da come la pensiamo, saremo chiamati a prendere decisioni che coinvolgono ora noi e domani i nostri figli. Converrà essere attrezzati.

E cominciamo allora con una prima, banale considerazione.

I sistemi a disposizione per regolare/evitare le gravidanze sono numerosissimi.

Sono tutti ugualmente efficaci? C’è un indice che ne stabilisca l’efficacia?

Certo. Si chiama indice di Pearl, e, semplicisticamente, prevede che si seguano cento donne fertili per un anno e si vada poi a vedere se qualcuna di loro ha avuto gravidanze indesiderate.

Se ci sono, si chiede quale fosse il metodo anticoncezionale adottato.

In soldini, più l’indice risulta elevato, più il metodo adottato va ritenuto inefficace.

Se 80 donne su cento fossero rimaste incinte nell’anno in studio potremmo concludere che lavarsi i denti prima di far l’amore, ancorché consigliabile, non è un sistema anticoncezionale efficace.

Va anche detto che anche i metodi notoriamente più sicuri ed affidabili, quelli con percentuali da zerovirgola, hanno indici di Pearl nettamente differenti se ne consideriamo un utilizzo corretto (la pillola estroprogestinica assunta tutti i giorni, alla stessa ora, ingerita senza masticarla, in assenza di patologia gastrointestinale) oppure l’utilizzo che comunemente ne viene fatto. Sembra per esempio che “solo un’italiana su dieci non dimentichi mai la pillola”

Analogamente, non è la stessa cosa utilizzare il preservativo prima di iniziare il rapporto sessuale o tirarlo fuori all’ultimo momento, magari dal cruscotto della macchina lasciata per ore sotto il sole, rompendone la confezione con i denti che fa tanto macho, non sostituirlo tra un rapporto e un altro…

Lo so che è intuitivo, ma spesso si pubblicizzano numeri che sono veri in teoria, e poi invece in pratica…

Un altro numerino qui mi sembra da sottolineare: c’è chi può decidere di non fare assolutamente niente, magari perché i bambini gli piacciono, magari li sta proprio desiderando.

Di nuovo, ci si aspetterebbero Pearl index a percentuali bulgare, vicini al 100%.

E invece ci si ferma a 80.

Significa che se 100 coppie cercano una gravidanza, 20 non raggiungono il loro obiettivo nel primo anno, e dopo il secondo anno di tentativi infruttuosi saranno definite tendenzialmente sterili e si avvieranno mestamente verso una complessa e spesso tortuosa serie di indagini diagnostiche e forse anche verso i centri di fecondazione assistita. Una coppia su cinque, un fiume in piena, se ci si pensa.

Un’altra considerazione la voglio fare circa il coito interrotto, sistema ancora largamente praticato nonostante le evidenti smagliature.

Vorrei farvi vedere alcune curve che mi insegnavano all’università, circa le modalità dell’orgasmo maschile e femminile.

Per entrambi i sessi la fase essenziale è quella di eccitazione, a riprova che il cervello è il nostro primo organo sessuale.

Nel maschio succedono cose evidenti e a tutti note: erezione, emissione degli spermatozoi in uretra, eiaculazione e poi detumescenza e periodo refrattario.

Tempistica tutto sommato contenuta, poi magari si ricomincia. E dico magari pensando a voi che avete venticinque anni e un periodo refrattario che dura il tempo di fumarsi una sigaretta (non fumate!), perché quando ne avrete cinquanta il vostro periodo refrattario ad ogni stimolo durerà… sette giorni e 18 ore, più o meno!

Per la donna è tutto diverso, tempi dilatati, ascesa più morbida, fasi eccitative anche ripetute, eppure tutta una serie di modificazioni anatomiche fisiologiche in un corpo che tende a favorire, a fare spazio, ad accogliere.

La cosa che mi è sempre saltata all’occhio è la disparità nella tempistica di queste due curve: il maschio arriva ad un rapido orgasmo e poi “si spegne” improvvisamente, ben prima della donna.

Per questo un coito interrotto ha ben poco di “naturale”, per questo è importante amarsi oltre che scopare, perché amarsi vuol dire anche rispettarsi, aspettarsi, conoscersi, godere insieme guardandosi negli occhi.

Altrimenti poi finiamo sulle pagine di Repubblica, che, ligia al dovere di informare senza fronzoli, ci tiene a farci sapere che “il 30.1% delle donne è anorgasmica” ma per fortuna c’è a disposizione il rimedio perfetto: vi fate operare in neurochirurgia, a testa aperta, per farvi inserire un microchip nel cervello che assicura orgasmi pret.a-porter.

Preoccupati? Non vi volete proprio far operare? Birichini che non siete altro… Per fortuna bastano pochi click, et voilà: ecco a voi un orgasmo a suon di musica con il doppio vibratore collegato all’iPod!

Non mi stancherò di ripeterlo: c’è qualsiasi cosa cerchiate, dipende da chi volete essere.

Sesso, vita, armadietto – slides 25, 30 -

_______________________________________________________

Vedi precedenti 0, 1, 2, 3, 4, 5

Download sva6

Quando inizia la gravidanza?

Uh uuuhhh! La domanda è pepata, è come dire: quando inizia la vita? I pareri discordi. Alcuni tra voi indicano il concepimento, altri il momento dell’annidamento. I più generosi mettono crocette sia qui che là: eh no! Troppo facile! E’ chiaro che sono momenti diversi, e anche luoghi diversi.

Sì, perché tanto per cominciare il concepimento avviene qui, nella parte finale della tuba uterina, mentre l’annidamento si riferisce al posizionarsi dell’ovulo fecondato in via di sviluppo all’interno del corpo dell’utero.

Iniziamo dal concepimento.

Date un’occhiata a questa straordinaria immagine al microscopio elettronico di un ovocita adagiato entro la tuba uterina. E’ lì, non ha alcuna intenzione di muoversi. Aspetta. Magari si fa vivo qualche spermatozoo. Ed in effetti… eccoli! I sopravvissuti arrivano a destinazione. Sono circa l’1% di quelli che erano al nastro di partenza, e quindi rimangono ancora un bel numero.

Hanno trovato la loro destinazione, la avvolgono, la circondano, cercano un ingresso. Un po’ come se fossero giunti di fronte ad una piramide mai prima violata: sanno che ch’è un tesoro all’interno, ma la piramide… non ha porte! Ma un predone Che si rispetti sa esattamente cosa fare: un buco!

E anche il nostro spermatozoo più intraprendente non sta a badare per il sottile: attraverso un processo enzimatico (detto capacitazione) buca letteralmente la superficie dell’ovocita e spinge dentro la testa. Subito dopo la “teca” si richiude, tanto presto che nemmeno la coda di quello stesso spermatozoo riesce ad entrare.

L’ovocita, da subito, diviene impermeabile a qualunque altro ingresso. Ha già al suo interno i 46 cromosomi che caratterizzano la sua specie, 23 suoi e 23 portati dal nuovo arrivato. Se un secondo spermatozoo portasse altri cromosomi, sarebbe la fine. Non ci sarebbe futuro alcuno: pensate che un solo cromosoma in più, il numero 21 è responsabile di quella che tutti conosciamo come sindrome di Down. 23 cromosomi in eccesso non sarebbero mai possibili.

Sta di fatto che quando lo spermatozoo entra nell’ovocita scatta una serie di fenomeni: l’onda calcio che impedisce l’ingresso di altri gameti maschili, l’espulsione del secondo globulo polare, la formazione del citoscheletro, l’inizio della marcia di avvicinamento dei cromosomi maschili e femminili.  Inizia la moltiplicazione e la specializzazione delle cellule. Queste sono le attività tipiche di un essere vivente, che, dice il British Medical Journal, è”è manager di sé stesso”.

Siamo di fronte ad un embrione unicellulare. Certo, potremo chiamarlo in mille altri modi, ovocita fecondato, ootide, e via discettando, ma preferiamo chiamarlo embrione unicellulare, o anche zigote, perché questo è il termine che usano i testi di embriologia su cui studiano gli studenti di tutto il mondo (S.F. Gilbert: Developmental Biology. “Fertilization: Beginning a new organism”. Concepimento: l’inizio di un nuovo organismo, quando i due gameti si fondono insieme).

E si accordano a questa definizione di inizio della vita anche i grandi dizionari, concordi nel ritenere che la gravidanza inizi al concepimento.

Si apre un mondo. Avete dato un’occhiata alla luna, stasera, venendo qui? Ci pensate mai che ci sono 380mila km tra noi e la luna? E 150 milioni di km per il sole? E quarantamilaseicentoottantunomiliardiquattrocentoquarantamilioni di Km per raggiungere la stella più vicina, dopo il sole? E che io stesso per venire qui stasera ho dovuto prendere la macchina e guidare per mezz’ora, perché altrimenti a piedi dovevo partire l’altro ieri?

Siamo immersi nell’infinitamente grande, eppure siamo qui a parlare dell’infinitamente piccolo: un affarino che sta comodo comodo nella cruna di un ago. Un essere umano fatto da una sola cellula.

Riavvolgete il film della vostra vita e vi vedrete nel grembo di vostra madre, sempre più piccoli. Rendetevene conto: tutti noi siamo stati composti da una sola cellula. La vogliamo chiamare essere umano? E come, sennò? Ha un patrimonio genetico unico, praticamente irripetibile; ha un cromosoma che la identifica già come maschile o femminile.

Fosse per me la potremo chiamare Gianni o Laura o Chiara o Stefano o Buddha, o Hitler o Gesù Cristo.

Ma c’è un ma.

Il concepimento è avvenuto, ma nessuno lo sa. Voglio dire che nessuno ne ha le prove, niente sintomi, niente segni.

Vado in farmacia, compro il test di gravidanza, ed è negativo; faccio gli esami del sangue: niente; vado dal ginecologo, gli dico di guardare con l’ecografia e quello si mette a ridere: troppo presto.

Oltre a ciò c’è che siamo fuori dall’utero, qui nella tuba non c’è spazio per crescere, ci si deve spostare, pena una gravidanza extra-uterina. Si deve tornare indietro, fin nel corpo dell’utero, ripercorrendo la tuba uterina a ritroso, molto lentamente. E’ un “viaggetto” che può durare una o due settimane, durante le quali prosegue il processo di moltiplicazione, zigote, morula, blastula, blastocisti…

Solo a questo stadio, e solo nell’utero c’è una ragionevole speranza che il nostro piccolo embrione possa trovare nutrimento, e crescere adeguatamente. L’embrione si annida, cioè si attacca saldamente alla superficie interna dell’utero e inizia la formazione della placenta, che ne assicurerà il nutrimento.

Ora sì che posso avere un certo patema nel guardare un test di gravidanza, ora sì che posso andare dal ginecologo e chiedergli di cercare una camera gestazionale! Ora, in altre parole, ho le prove!

Ho le prove che la gravidanza è iniziata una o due settimane fa.

Troppo comodo cavarsela come fa l’OMS e dare per scontato che la gravidanza inizia con l’annidamento.

Non ci sarebbe alcun annidamento senza un concepimento. Ma questo assunto OMS, come vedremo, fa comodo, specie se si parla di contraccezione d’emergenza.

Sta di fatto che il nostro embrione unicellulare, lasciato in pace, se ne va moltiplicando le proprie cellule e differenziando i propri tessuti e definendo i propri organi. Entro 90 giorni sarà possibile contare fino a duecento tipi di tessuto diversi e possiamo riconoscere che la formazione degli organi è pressoché conclusa.

Non possiamo chiamarlo ancora embrione, e lo chiamiamo feto. Mi verrebbe tanta voglia di chiamarlo bambino non ancora nato, sarà che gli somiglia parecchio, anche se sta nel palmo di una mano.

Persona? Questo è un altro paio di maniche, un altro capitolo.

La Chiesa è arrivata a dire che sin dal concepimento questo “agglomerato di cellule” come lo chiama qualcuno, ha la dignità di una persona. Lo stato dev’essere d’accordo fino a un certo punto, perché permette, con legge 194/1978,  entro il termine di 90 giorni, di eliminarlo con un aborto volontario, sempre che ci siano seri pericoli per la salute psicofisica della madre. Dopo il 90° giorno i pericoli dovranno essere invece gravi, anche se nessuno mi ha mai chiarito bene la differenza.

 

(to be continued)

La parabola della farfalla

___________________________________________________________

Lo so, dovevo parlarne prima, prima che ne parlasse Socci, prima che ne si facesse un editoriale di SOL, prima e basta.

Poi ne parlarono un po’ tutti e lasciai il progetto nel cassetto (quasi vuoto) delle cose da fare.

Cos’altro potevo dire che già non fosse stato detto?

Succede però che mi chiamino a parlare di “Manipolazione della vita, aborto, contraccezione d’emergenza: giù le mani dalla vita” in una vicaria della provincia.

Ah, non chiedetemi perché chiamano me!

Sta di fatto che accetto e, al solito, mi metto a buttar giù slides su slides, e poi storie su storie.

Un centinaio e più di slides. Del resto, mi dicono che devo parlare un’ora e mezza.

Penso: questi li addormento tutti (sono o no anestesista?).

In effetti le probabilità di non “bucare”, di non far presa sull’assemblea (un centinaio di giovani), di volare sopra le loro teste sciorinando numeri e trotterellando sul web sono altissime.

E va da sé che 48 ore prima dell’appuntamento il Pc va in crash e solo il tempestivo pronto soccorso del buon Paolo (mio pressochè unico lettore) mi salva computer e chiappe…

Mi viene però un’idea: e se puntassi tutto sulla “farfalla”?

Mica su quella di Belen (che ancora doveva comparire): “il mio è uno spettacolo diverso” mi vien da dire oggi.

Basterà tagliare con la scure tanti discorsi superflui e puntare sulla “farfalla”, mi dico.

La farfalla a cui ricorro è tutta nel video che segue, tutto da gustare.

Poi cercherò di spiegare ai ragazzi cosa ho visto io in questo “corto” assolutamente meraviglioso.

Ecco.

Queste sono le storie di cui abbiamo bisogno, di questo voglio sentir parlare, non solo di spread e tassi di interesse sul debito.

Perché dico subito che, secondo me, questa è una parabola.

Sì, una parabola, né più né meno di quelle del buon samaritano o della pecora smarrita.

Una parabola moderna, si capisce, mica è sacra scrittura.

Però parla di Gesù.

Chi altri sarebbe sennò questo Signor Mèndez? Questo misterioso e simpatico gestore del “Butterfly Circus”?

Lo capisco quando si toglie l’inseparabile cappello a tuba per mettersi in ginocchio di fronte a Will, “un uomo, se così lo si può chiamare, a cui Dio stesso ha voltato le spalle”. Mendez non volta le spalle, si inginocchia e guarda Will negli occhi.

Lo capisco quando gli dice “sei magnifico”, parole che Will non può capire, non può accettare, e che innescano la sua reazione violenta: uno sputo in faccia a Mèndez. Cosa abbiamo capito noi delle parole di Gesù, come lo abbiamo ricambiato?

Lo capisco perché Mèndez, anziché contrattaccare, perdona. Perdona subito, perdona senza condizioni, e anzi, addirittura lo chiama “”amico”, gli chiede scusa e dice “colpa mia: mi sono avvicinato troppo”.

Mi sono avvicinato troppo? Strepitosa metafora di un Dio che si fa uomo, che guarda in faccia la sua sofferenza, che perdona il suo peccato, il suo odio verso la vita, perdona il suo rifiuto, perdona il suo non capire così… umano.

E’ il perdono la molla che spinge Will sul camion dei circensi, è il perdono il tratto distintivo del cristianesimo.

Non c’è pace senza giustizia dice il mondo, ammalato di guerra.

Non c’è giustizia senza perdono, aggiunge Gesù.

Will va con i circensi, e Mendèz subito lo avverte: resta fin che vuoi ma non come fenomeno da baraccone: “io dirigo un altro tipo di spettacolo”.

Uno spettacolo nel quale gli attori siamo tutti noi, tutta una umanità a vario titolo sofferente, un’umanità che Gesù cerca per redimere.

Gorge, un energumeno, muta la violenza in grazia, Poppy, l’anziano messo da parte che torna protagonista, una ballerina da un dollaro che ritrova eleganza e grazia.

E’ un circo di redenti, di persone perdute e ritrovate, di bruchi divenuti farfalle. di persone, mi verrebbe da dire, morte e risorte grazie a Mèndez, grazie a Gesù. E’ un paradiso, nel quale ognuno può essere felice di essere se stesso.

Ma Will? Come può farcela Will?

Mendèz lo sa: credendoci! Con una fede che dev’essere necessariamente fede nella vita, fede in sé stesso e nelle sue possibilità di farcela. Perché “più grande è la lotta, più glorioso è il trionfo”.

Visitate il sito dell’attore Nick Vujicic (alias Will) e capirete il senso di queste parole.

Però attenzione.

Non esiste resurrezione senza morte, non esiste traguardo che non comporti sofferenza. Il bruco sparisce nel bozzolo del bambino, nei pressi dello stagno.

E anche Will si troverà nuovamente sofferente e solo. Mèndez gli passerà accanto ma sembrerà ignorarlo, sordo alle sue richieste di miracolo.

Miracolo che comunque avviene, e avviene nell’acqua, simbolo di purificazione, memoria dell’ingresso in una vita nuova.

E il miracolo trasforma “un uomo, se così lo si può chiamare, a cui Dio stesso ha voltato le spalle” in “un’anima coraggiosissima”, capace di “imbrogliare la morte”, in una farfalla che “ha qualcosa da dire” a chi ancora è bruco come era lui.

La farfalla può volare, ora.

E Mèndez? Se ne va, ciondolando in ricerca di altre storie, di altri bruchi ansiosi di diventare farfalla, per portare al mondo “ciò di cui ha bisogno: un po’ di stupore”.

 

Sesso, vita, armadietto – slides 17, 24 –

_______________________________________________________

Vedi precedenti 0, 1, 2, 3, 4

Download sva5

Ecco, vediamo cosa avete risposto a questa domanda: due persone fertili che fanno l’amore in un giorno “adatto” al concepimento… quali sono le probabilità di avere effettivamente una gravidanza?

Mmmhh… quasi tutti avete puntato al 50%… Vedremo insieme che non è così, che la percentuale corretta si aggira intorno al 20-25%.

Viene da chiedersi perché. Perché uno+uno non fa due?

Di primo acchito mi verrebbe da pensare: diamine! Non sono io, non siamo noi i padroni della vita! Questa cosa la gestiamo solo in minima parte ma non dipende tutto e solo dalla nostra volontà.

Già. Ma come mai?

Una prima difficoltà è dovuta al fatto che spermatozoi e ovociti si devono incontrare mentre sono entrambi vitali. Ma quanto può vivere un ovocita? Ne avete idea?

Più o meno vive quanto una farfalla: 24 ore. E’ però complicato individuare quali sono queste 24 ore: ci vuole un ginecologo che ripeta ecografie in serie per essere ragionevolmente sicuri del momento della ovulazione. E’ meglio che l’ovocita pensi di andare col primo che passa, che la vita è breve! Se non passa nessuno, via! l’ovocita muore e  non succede niente.

E lo spermatozoo? Quanto vive? Più o meno vivrà un giorno anche lui, no? Vedremo invece che in qualche circostanza ci sono spermatozoi che arrivano a vivere anche 72 ore.

Quindi un rapporto sessuale il lunedì può innescare una gravidanza anche giovedì.

Ma, pur se difficilmente individuabili, sono pochi i giorni effettivamente fecondi per la coppia in un mese.

E poi, altra difficoltà, si concepisce attraverso un rapporto sessuale.

Ecco, io qui vi volevo mettere l’immagine di un bel rapporto sessuale, una bella foto di un uomo e una donna che fanno l’amore.

E immancabilmente mi sono frenato. Mi hanno insegnato a pensare che questa è pornografia. Il mio cervello è ormai tarato al punto da pensare che un uomo e una donna che si amano, che hanno un vertice fisico di unione in un rapporto sessuale completo, sia pornografia. Che scippo! Che furto, che perdita! Il momento bellissimo dell’amplesso, il momento in cui posso guardare mia moglie negli occhi e dirle: ti amo per quello che sei e non per quello che fai, il momento in cui io e lei diventiamo una carne sola, come può essere pornografico?

Due esseri umani che si guardano negli occhi, in questo momento, a differenza di ogni altro animale…

C’è un filosofo che descrive questa situazione come si trattasse di un “animale con due schiene”: che bello!

Comunque sia, mi sono limitato a mettere uno schema di quello che succede dal punto di vista genitale. Il pene eretto del maschio penetra sul fondo della vagina e lì deposita il suo carico di spermatozoi.

E si potrebbe pensare che quello fosse il posto migliore per loro, o quanto meno il posto più vicino al loro obiettivo finale.

E invece no: è come se gli spermatozoi precipitassero nell’acido muriatico. Il pH del fornice vaginale è talmente basso che la loro sopravvivenza è assolutamente a rischio. Nella migliore delle ipotesi lascia vivo il fornice vaginale solo il 2% degli spermatozoi.

Una strage! Mi viene spontaneo pensare allo sbarco in Normandia. Avete presente il film “Salvate il soldato Ryan”? Arrivano sulla Omaha Bay, tirano giù le paratie e… ta-ta-ta-ta- ta! Tutti morti! Prima di cominciare! Echhediamine! Non vale!

D’accordo, è un paragone che fa sorridere, però mi piace ricordare che anche questi coraggiosi soldati, in qualche modo, ci hanno dato la vita, o almeno una qualità di vita ben diversa da quella che ci prometteva il nazionalsocialismo.

Insomma: è un suicidio collettivo? Guardate bene, perché c’è qualcuno di questi gameti che pensa che no, oggi non è un buon giorno per morire, e decide che è meglio “suicidare” il suo vicino.

Se vuole sopravvivere, però, ha una sola via di fuga: la bocca dell’utero.

Si dà il caso, però, che la bocca sia chiusa, per tre settimane su quattro, più o meno. E quindi non c’è scampo per nessuno, in questi giorni tutti gli spermatozoi muoiono qui, sul fondo della vagina.

Per pochi giorni in un mese, però, le maglie della difesa sono allentate e i gameti maschili riescono ad intrufolarsi e passare oltre, salendo nel collo dell’utero.

Cosa determina apertura e chiusura del passaggio? Si tratta della qualità del muco cervicale, prodotto da ghiandole presenti nel collo dell’utero.

Come il muco che produce il mio naso cambia di qualità a seconda che io abbia il raffreddore o l’influenza, così cambia anche fisiologicamente la qualità del muco che scende dalle ghiandole fel collo uterino e si affaccia sui genitali esterni femminili. Ogni donna sa che per qualche giorno questo muco è trasparente, filante, a chiara d’uovo, mentre per lo più rimane denso, grumoso, appiccicaticcio.

Il muco filante, estrogenico,  è fertile (muco filante, pericolo costante!), il muco denso, nel periodo progestinico,  è sterile, nessuno spermatozoo lo attraversa.

Seguiamo il percorso del 2% degli spermatozoi che risalgono entro il collo dell’utero.

Qualcuno di loro prosegue diritto verso l’obiettivo finale, ansioso di arrivare primo. Però può essere che arrivi alla meta e non trovi alcun ovocita; senza riserve energetiche questo gamete morirà. Altri suoi concorrenti possono invece stazionare per 24-48 ore entro le camere mucipare del collo uterino, quasi sostassero per la notte in un motel nell’attesa di fare una “partenza intelligente” l’indomani. Sono questi i gameti maschili che sopravvivono anche 72 ore.

In ogni caso, arrivati entro il corpo dell’utero, gli spermatozoi sopravvissuti dovranno dirigersi a destra o a sinistra, entro le tube, verso uno dei due ovai. Ma l’ovocita è presente solo da un lato, e il numero degli spermatozoi che ha qualche chance di successo si riduce ulteriormente.

Capite bene che il numero di quelli che riescono ad imboccare la tuba giusta e arrivano in vista dell’ovocita è decisamente diminuito, rispetto alle premesse e quindi forse ora trovate più logico pensare che le percentuali di successo finale siano decisamente ridotte.

Per inciso, uno studio su 1239 coppie dello Utah ha dimostrato che cercare una gravidanza nei giorni identificati più adatti secondo l’analisi di segni e sintomi fisiologici, prevede un successo del 25% dei casi, mentre nello stesso periodo metodi di fecondazione in vitro non arrivavano oltre il 20%. Già: la natura offre ancora risultati migliori rispetto alla tecnoscienza, che delude quatto coppie su cinque, rimandandole a casa col portafogli vuoto e il cuore gonfio di amarezza.

No credete alle sirene, spesso tradiscono.

(to be continued)