
Polo Chirurgico Pietro Confortini Verona
C’è chi va al Polo entusiasta di essere nel centro chirurgico più grande d’Italia – che dico d'Italia, d'Europa – oh yes!
C’è chi nel Polo chirurgico più grande d’Italia – che dico d'Italia, d'Europa - non ha più la scrivania per lavorare – oh yes!
C’è chi lascia il vecchio caro reparto, va al Polo e dice “da qui non mi muovo più” – oh yes!
C’è chi va al Polo, dà un’occhiata, e dice “qui manca tutto” e torna alla chetichella nel reparto di prima – oh yes!
C’è chi va al Polo il sabato pomeriggio, perché è più bello del centro commerciale – oh yes!
C’è chi lavora nel blocco operatorio a 33 sale operatorie, tutte sotto terra, e già si sente un po' una talpa – oh yes!

C’è chi va al Polo in abito borghese, si veste di bianco in spogliatoio, va nel filtro della sala operatoria e lì si cambia e si mette la casacca azzurra (pardon, avio), poi esce dalla sala, e si rimette in bianco, va al filtro della rianimazione e indossa il pigiamino verde, esce dalla rianimazione ovviamente in bianco, va allo spogliatoio e si riveste in borghese e poi va a casa perché così si deve fare – oh yes!
C’è chi passa tutto il giorno a cambiarsi d’abito e si chiede quando è che si comincia a lavorare – oh yes!
C’è chi è coordinatore di dipartimento complicazione affari semplici e deve avere uno studio in ognuno dei reparti in cui occasionalmente si trova a lavorare – oh yes!
C’è chi deve lavorare e quindi dello studio medico non ha proprio bisogno, e infatti non ce l’ha (più) – oh yes!
C’è chi “la legge dice niente cellulari in struttura sanitaria” e quindi tutto il Polo va schermato da onde elettromagnetiche di ogni tipo e natura – oh yes!
C’è chi è reperibile su chiamata, ma al Polo i cellulari non funzionano, i cicalini nemmeno, il telefono fisso non c’è più e “è un’ora che ti cerchiamo, dove accidenti eri” – oh yes!
C’è chi al Polo mette i pattini a rotelle e chi giura che il contapassi è arrivato a 9 km percorsi in sei ore di normale attività di reparto – oh yes!
C’è chi al Polo fa il meeting quotidiano per coordinare l’attività di reparto in corridoio, perché l’aula meeting è due metri per tre – oh yes!
C’è il medico di guardia del reparto del Polo che, siccome è di guardia, è di guardia, cioè, lo dice la parola stessa, è lì che fa la guardia, e quindi la stanza del medico di guardia la facciamo identica allo sgabuzzino per le scope: non c’è letto né finestra né bagno nè telefono né computer né scrivania né niente – oh yes!
Anzi, no: c’è sul soffitto un bocchettone d’aria condizionata a getto verticale che se ti ci fermi sotto due minuti becchi la polmonite – oh yes!
C’è chi al Polo trova l’ufficio portantini con scrivania e telefono – oh yes!
C’è chi arriva al Polo in macchina ma non ci può parcheggiare in quanto dipendente e va a mettere la macchina a due km di distanza e se ne torna a piedi, in bicicletta, o in navetta (quando c’è e se ha tempo da perdere) – oh yes!
C’è chi al Polo ha parcheggio riservato e custodito anche se è dipendente, perché vuoi mettere il mio lavoro con il tuo? – oh yes!
C’è chi “al Polo faccio il doppio della attività con la metà del personale” – oh yes!
C’è chi “però la fai molto male” – oh yes!
C’è chi ha istituito il “trauma team” , il “medical emergency team” e sta pensando al "cardiopulmonary resuscitation team" – oh yes!
C’è chi non ha mai saputo di fare parte di queste squadre da un pezzo – oh yes! – oh yes!
C’è chi al Polo va a curarsi e guarisce, più o meno come prima.
C’è chi al Polo continuerà a soffrire e a morire né più né meno come prima, né più né meno come in un qualunque altro ospedale di una qualunque altra parte del mondo, perché è sempre stato così e sempre sarà così.